“165mila tonnellate di sangue e scarti animali smaltiti illecitamente”. Operazione “Sangue Amaro”, parla il Generale Ferla

Il Comandante Generale del Noe fa il punto sull’operazione che nella mattinata di oggi ha portato all’arresto di sette persone e al sequestro di beni per un valore di circa tre milioni di euro.

“Non si è trattato di un episodio occasionale, bensì di una vera e propria filiera per lo smaltimento illecito del sangue animale. Un modo per conseguire un profitto, abbattere i costi ed essere competitivi sul mercato, anche se è chiaro che si tratti di un’alterazione”, con queste parole il Generale Maurizio Ferla, Comandante del Nucleo per la Tutela Ambientale  e già numero uno – dal 2009 e al 2013 – del Comando Provinciale dei Carabinieri di Lecce, commenta l’operazione “Sangue Amaro” che, alle prime luci dell’alba di oggi, ha portato all’arresto di sette persone indagate per associazione per delinquere, smaltimento e detenzione illecita di rifiuti e nell’ambito della quale sono stati sequestrati beni per circa tre milioni di euro.

“Nel corso delle investigazioni abbiamo appurato l’origine del fatto, la manipolazione della documentazione che attestava, invece, uno smaltimento nella norma, a opera di due imprese extraregionali, una di Caivano e l’altra di Latina che redigevano queste false documentazioni.

La società che smaltiva illecitamente, raccoglieva il sangue animale da varie zone della Puglia e anziché avviare un corretto ciclo, lo interrava o lo sversava all’interno di un pozzo artesiano, provocando un’alterazione dell’ecosistema, che in questo momento non possiamo quantificare ma che, sicuramente, è molto elevato.

In quell’area c’è il rischio concreto di inquinamento della falda, soprattutto perché quando si utilizza il sistema dei pozzi artesiani alla lunga si produce una contaminazione delle acque con gravissimi rischi per la salute della popolazione.

Il quantitativo corrisponde a circa 165mila tonnellate di sangue e scarti di origine animale smaltiti illecitamente. Per quel che riguarda la componente economica la stima si aggira intorno ai 300mila euro, anche se bisogna attendere la fine delle operazioni in corso con il sequestro dell’intero materiale e di tutto ciò che serve per poter ricostruire esattamente il profitto illecito conseguito dall’azienda.

Certamente sarà necessaria una bonifica dell’area. Interverremo con tecnici ambientali per verificare la situazione all’interno e all’esterno della villa di proprietà degli indagati, dove veniva sversata la gran parte del sangue animale.

In questo momento abbiamo evidenza che il tutto provenisse da un ambito regionale ma, chiaramente, non escludiamo un traffico ancor più cospicuo, tenendo presente il fatto che i rifiuti smaltiti illecitamente rispondono a una logica di essere affidati a chi è in grado di far spendere di meno.

In questo momento possiamo escludere che ci sia un pericolo per i cittadini che risiedono in quell’area, ma comunque si tratta di un fatto di una gravità estrema”.

 



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