‘Lacrime di sirena’ sulla spiaggia di Torre Chianca: non è una leggenda, ma un tappeto di plastica

La spiaggia di Torre Chianca è piena di palline di plastica, probabilmente le “lacrime di sirena” dannose per l’ambiente, i pesci e anche per l’uomo

Un tappeto di palline di polietilene ha ricoperto un altro tratto di spiaggia libera a Torre Chianca, a pochi passi dai frangiflutti.

Sono note come «lacrime di sirena» (mermaid tears), microparticelle di plastica presenti in centinaia di prodotti industriali: dalle bottiglie monouso agli apparecchi televisivi. Simili alle sfere usate nei cosmetici che hanno rimpiazzato i cari e vecchi rimedi di bellezza. Nonostante le loro minuscole dimensioni, non sono così innocue. Sono inquinanti e, quindi, dannose per l’ambiente e sono pericolose per i pesci che se ne cibano, confondendole per uova o piccole prede. Potenzialmente, fanno male anche all’uomo perché sono ricettacolo di microbi. Chissà perché si trovano anche sulla spiaggia della bellissima marina leccese, insieme ad altri piccoli oggetti, rigorosamente in plastica, a forma di ruota.

«Ho letto il vostro articolo sulla impetigine sabbiosa e sui tre bambini finiti al Pronto Soccorso dopo una giornata al mare, insieme agli altri casi letti nei commenti lasciati sulla vostra pagina facebook e volevo segnalarvi una situazione. Non so se le due cose siano collegate, visto che le lacrime di sirena possono essere colonizzati da germi e batteri, ma ultimamente ho notato una sporcizia allucinante». A scriverci è Manuela dell’Associazione “Equitare Salento” che da mesi si sta dedicando a questa delicata tematica, pur occupandosi di altro.

La volontaria, solo nella giornata di ieri, ha “collezionato” buste su buste di plastica. «Ho raccolto con il retino un numero spaventoso di palline di polietilene. La spiaggia ne è strapiena. C’era anche un ago di siringa, fortunatamente con il cappuccio. Mi chiedo come mai nessuno, fino ad ora, se ne sia accorto».

Impossibile, invece, sapere cosa siano questi strani cerchietti che la giovane attivista ha raccolto. Ricordano molto un formato di pasta, ma è plastica.

«Vorrei lanciare un hashtag, io #iofacciolamiaparte, per convincere chi una spiaggia a tenerla pulita. Ciò che diciamo sempre è che se ognuno facesse “un po’”, tanti di questi “po’” diventerebbero “molto”».

Spiace che Torre Chianca, malgrado l’impegno che provano a metterci gli assessori al ramo, non riesca a uscire dalle secche del degrado. Un colpo al cuore per una marina bellissima, che dovrebbe essere considerata un fiore all’occhiello da tutelare per le meraviglie naturalistiche che vanno dal bacino alla Torre.



In questo articolo: