Una presunta frode fiscale su 431mila litri di gasolio agricolo, con il trucco delle aziende “fantasma” in un’inchiesta con 14 indagati, nell’ambito della quale per quattro persone è stato fissato l’interrogatorio dopo la richiesta di misura cautelare del pm Alessandro Prontera. Parliamo di Antonio Caprifico, 51 anni, di Galatone; Giorgio Barone, 68 anni, di Matino; Davide Gabellone, 42 anni, di Nardò, per i quali sono stati chiesti gli arresti domiciliari. Invece, per Alessandro Manco, 54 anni, di Taviano è stato chiesto il divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale per 1 anno.
Rispondono di associazione per delinquere, falso e frode sulle accise.
L’interrogatorio preventivo davanti al gip Francesco Valente è fissato per il prossimo 30 marzo. I quattro potranno difendersi o avvalersi della facoltà di non rispondere. Sono difesi dagli avvocati Andrea Frassanito, Luigi Corvaglia, Stefano Stefanelli, Andrea Bianco. Risultano indagate anche altre 10 persone.
Secondo l’accusa, i quattro avrebbero cercato di ottenere gasolio a tassazione agevolata da rivendere poi illegalmente sul mercato nero. Nello specifico, Caprifico, ritenuto il promotore e il capo dell’organizzazione, avrebbe gestito le fasi di “distrazione” del carburante, individuando i terreni e i prestanome per ottenere i libretti Uma. Non solo, avrebbe curato i rapporti con i clienti nelle province di Lecce e Brindisi.
Barone è considerato l’organizzatore e il braccio destro di Caprifico e si sarebbe occupato materialmente del prelevamento del gasolio dai depositi, dello smistamento ai terzi e della selezione degli imprenditori agricoli da “inserire” nel sistema. Gabellone avrebbe assunto il ruolo di partecipe con mansioni di vedetta, durante le fasi di prelevamento e di autista del furgone utilizzato per le consegne illegali di gasolio. Infine, c’è Alessandro Manco che è accusato di aver fornito una copertura come finto imprenditore agricolo.
Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo riusciva a farsi rilasciare dagli uffici regionali Uma, il Libretto fiscale di controllo, per l’assegnazione di gasolio ad aliquota agevolata. Per ottenere ciò, venivano presentate documentazioni false che attestavano la gestione di serre e impianti florovivaistici, in realtà mai installati o inattivi.
In base all’ipotesi accusatoria, una volta ottenuto il carburante — ufficialmente destinato al riscaldamento delle serre — lo stesso veniva smistato e venduto a “clienti” privi di titolo, a prezzi vantaggiosi. E venivano organizzate scorte e staffette per eludere i controlli delle forze dell’ordine.
Complessivamente, i componenti dell’associazione si sarebbero procacciati oltre 431mila litri di gasolio agricolo tra il 2022 e il 2024. Di questi, almeno 248.300 litri sarebbero stati distratti dall’uso agricolo, con un’evasione dell’accisa di circa 119.574 euro.