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Il procuratore aggiunto Mignone in aula: “Arnesano chiese l’assoluzione di Narracci senza avvisarmi”

by Angelo Centonze
13 Giugno 2019 19:14
in Cronaca
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È stato il giorno dell’ascolto del procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, nel processo “Favori e giustizia” sui presunti illeciti commessi dal pm Emilio Arnesano, prima dell’arresto del dicembre scorso.

Dinanzi ai giudici in composizione collegiale del Tribunale di Potenza, la Dr.ssa Mignone è testa sentita in qualità di testimone del pubblico ministero Anna Gloria Piccininni. Durante la deposizione in aula, durata circa un’ora, ha ribadito che Arnesano si propose per seguire il processo a carico di Ottavio Narracci, di cui ella era titolare dell’inchiesta.

Il pm nonostante non avesse seguito il procedimento in fase d’indagine, mostrò un anomalo interessamento per quel caso giudiziario. Inoltre, Arnesano non le relazionò gli sviluppi del dibattimento. Anzi, chiese solo l’ascolto di due persone, nonostante fosse indispensabile procedere con l’esame di altri testimoni. Non solo, il collega non l’avrebbe notiziata sulla richiesta di assoluzione che poi effettivamente avanzò, durante la requisitoria in aula.

Dopo le domande della Pubblica Accusa, si è svolto il controesame del teste. Emilio Arnesano, presente oggi in aula, è assistito dagli avvocati Luigi Covella e Luigi Corvaglia. I legali ritengono che la condotta del 62enne di Carmiano, nelle vesti di pubblico ministero d’udienza del processo Narracci, sia stata regolare, come documentato dagli atti del processo.

L’inchiesta

Occorre ricordare che il Procuratore Mignone, titolare del fascicolo d’indagine sull’ex Direttore Generale dell’Asl di Lecce Ottavio Marracci, segnalò (con una nota del 15 ottobre del 2018), al Procuratore Capo di Lecce Leonardo Leone De Castris, come Arnesano si fosse prodigato per seguire il dibattimento personalmente. E come avesse tenuto una condotta processuale anomala, rinunciando a due testi di lista del pm, ritenuti assai importanti per poi invocare l’assoluzione di Narracci.

Quest’ultimo era accusato di un uso disinvolto delle “auto blu” per i numerosi spostamenti da Lecce a Fasano (suo paese di origine) e fu poi assolto dai giudici collegiali.

Per la Procura di Potenza, Arnesano si sarebbe in effetti impegnato personalmente, quale pm di udienza, in una strategia processuale tesa a fare ottenere l’assoluzione dal reato di peculato a Naracci (cosa che avvene realmente). Inoltre, analizzando il traffico telefonico del pm, il 30 novembre, 2016, risultavano due telefonate verso il cellulare di Narracci, a cui quest’ultimo non rispose (secondo il gip, solo per una questione di prudenza).

Tags: inchiesta-emilio-arnesano
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