Arrivano 14 proscioglimenti al termine del processo con rito ordinario relativo all’inchiesta “Snodo“, coordinata dall’antimafia su droga e rapine.
Al termine del processo con rito ordinario, i giudici in composizione collegiale hanno dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, nei confronti di: Pantaleo Carratta, 37 anni, di Lecce; Gianluca Colucci, 49 anni, di Brindisi; Fabio De Luca, 42 anni, di Brindisi; Alessandro De Giorgi, 34 anni, di Brindisi; Ferdinando Donadeo, 73 anni, di Lecce; Abbes Laarubi, marocchino di 45 anni residente a Galatina; Cosimo Lavino, 70 anni, di Brindisi; Luigi Mangia, 62 anni, di Galatina; Giovanni Manzari, 64 anni, di Lecce; Luciano Pagano, 51 anni, di Brindisi; Giancarlo Sileno, 67 anni, di Merine (frazione di Lizzanello); Antonio Villirillo, 57 anni, residente a Crotone. Rispondevano di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. E ancora, tra gli imputati comparivano Oliviero Bruno, 69 anni, di Surbo, il quale rispondeva della ricettazione di un trattore
e Francesca De Dominicis, 56, di Lizzanello, accusata, in concorso con Sileno, di simulazione di reato, legato alla denuncia per il furto di una vettura. Un altro imputato, nel frattempo, è deceduto
Invece, nel marzo del 2022, erano arrivate 7 condanne, per complessivi 25 anni di reclusione e un’assoluzione al termine del processo con rito abbreviato relativo all’inchiesta “Snodo“ davanti al gup Giulia Proto.
Gli imputati rispondevano a vario titolo ed in diversa misura, dei reati di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, rapina, porto e detenzione illegale d’arma, ricettazione, furto aggravato, simulazione di reato.
Sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Paolo Cantelmo, Elvia Belmonte, Carlo Martina.
Le indagini del sostituto procuratore Carmen Ruggiero della Direzione Distrettuale Antimafia hanno fatto luce su oltre 40 cessioni di stupefacenti, risalenti al 2015, tra Lecce, Surbo e Trepuzzi. Alcuni episodi si sarebbero verificati anche a Brindisi.
Non solo, poiché a Luciano Pagano venivano contestate anche due rapine a mano armata. La prima, ai danni della gioielleria «Mauro’s» di Castrì, avvenuta il 30 giugno 2012. E poi, la rapina ad «Arte Orafa» di Nardò, del 5 novembre 2011. A Pagano, oltre che la detenzione di droga e quella illegale di armi da fuoco, venivano attribuite anche le due violente rapine. Al termine del processo, è stata esclusa la responsabilità dell’imputato e il verdetto è stato di assoluzione “per non aver commesso il fatto”.