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“Le Veneri” su spaccio di droga ed estorsioni. Inflitti oltre 30 anni di carcere con l’abbreviato, i nomi

by Angelo Centonze
27 Gennaio 2021 9:30
in Cronaca
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Si conclude con 10 condanne, ma con un ridimensionamento del quadro accusatorio, il processo con rito abbreviato relativo all’operazione investigativa “Le Veneri” che, nel luglio scorso, ha permesso di sgominare un sodalizio attivo nel mercato della droga. Il gup Sergio Tosi ha riconosciuto “l’ipotesi lieve” del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed ha inflitto 4 anni per Pio Giorgio Bove, 34 anni di Parabita (chiesti 16); 3 anni, 1 mese e 10 giorni per Giorgio Bove, 25 anni di Matino (10); 2 anni, 10 mesi e 20 giorni per Metello Durante, 30 anni di Tuglie (8 anni e 3 mesi); 2 anni per Cosimo Francone, 51 anni di Tuglie (8); 2 anni con pena sospesa per Addolorata Donadei, intesa Ada, 31 anni di Parabita; 2 anni e 4 mesi per Michel Perdicchia, 30 anni di Matino (8); 5 mesi e 10 giorni con pena sospesa, per Andrea Maniglia, 45 anni di Monteroni (4 anni e 4 mesi); 1 anno e 6 mesi ad Antonio Giordano, 34 anni, di Monteroni (6 anni). E poi,  7 anni e 2 mesi per Antonio Manco, 32enne di Parabita (12 anni) e 3 anni e 2 mesi per Salvatore Martello De Maria, 47 anni di Tuglie (14). Per entrambi è caduta l’accusa di estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa.

Il gup ha invece assolto Giuseppe Imperiale, 38 anni di Tuglie, accogliendo l’istanza del Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce Carmen Ruggiero.

Il pm, nel corso della requisitoria tenutasi in una scorsa udienza, ha invocato quasi cento anni di carcere per dieci imputati.

Il collegio difensivo

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Angelo Ninni, Maria Greco, Luca Laterza, Mariangela Calò, Stefano Palma, Alberto e Luigi Corvaglia, Stefano Pati, Giovanni Scarlino, Luca Guido. I difensori, una volta depositate le motivazioni della sentenza potranno presentare ricorso in Appello.

Le indagini

L’indagine “Le Veneri” è stata condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia di Gallipoli e ha consentito di disarticolare un’associazione a delinquere, strutturata secondo uno schema verticistico, composta da persone facenti parte della Sacra Corona Unita.

L’associazione a delinquere, capitanata da Pio Giorgio Bove, legato al clan Giannelli, si occupava della distribuzione di droga al dettaglio (cocaina, hashish e marijuana), attraverso i sodali Giorgio Bove e Michel Perdicchia per il territorio di Matino.Metello Durante a Cosimo Francone si occupavano dello spaccio nella zona di Tuglie. E come detto, dopo l’arresto di Pio Giorgio Bove, nel dicembre del 2018, la moglie Addolorata Giannelli riceveva le sue direttive durante i colloqui in carcere e le trasmetteva a Salvatore Martello De Maria, suo principale referente. Nell’ordinanza di custodia cautelare emerge il ricorso ad un linguaggio criptico con l’utilizzo di termini quali: esca, alga, malota, batteria etc. per riferirsi alla droga.

E viene evidenziato un particolare retroscena. Antonio Manco, uno dei sodali dell’associazione, nel mese di marzo del 2019 rimaneva coinvolto in un incidente stradale a Parabita e veniva accompagnato in ospedale. Nonostante il ricovero, emerge da alcune intercettazioni, avrebbe però continuato a ricevere droga ed a spacciare. Non solo, in alcune circostanze veniva raggiunto in ospedale (la direzione sanitaria era all’oscuro di tutto) dai clienti, così numerosi “che ci sarebbe voluto un pulmino”. Antonio Manco si occupava anche dell’attività di “recupero crediti” e delle richieste estorsive.

In seguito agli arresti, dinanzi al gip Simona Panzera, si sono tenuti presso l’aula bunker di Borgo San Nicola, gli interrogatori di garanzia. Tutti gli arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Tags: operazione-le-veneri
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