Aligros, licenziamenti nella calza della Befana. I dipendenti: “trattati peggio dei pacchi”

Hanno paura del futuro i 20 dipendenti di Aligros, appesi ad un filo per il braccio di ferro tra la SuperCentro che lascia e il gruppo Maiora che arriva.

«Come pacchi. Anzi, noi abbiamo avuto più cura e attenzione per i pacchi che abbiamo sistemato sugli scaffali di quell’attività che per anni è stata la nostra casa, la nostra famiglia». La rabbia dignitosa di chi perde il lavoro non trova ragioni che riescano a spiegare quello che succede quando il rischio di rimanere senza una occupazione da rumore sordo di sottofondo diventa chiasso assordante.

A raccontarci il loro triste inizio di anno sono alcuni dipendenti di Aligros, una piattaforma commerciale che i leccesi e i salentini conoscono bene poiché ha rappresentato sul territorio il primo avamposto della vendita all’ingrosso. Cash and Carry, letteralmente «contante e porta», si chiamano adesso quelle attività che permettono ai professionisti del settore, in possesso di partita IVA, di acquistare la merce a prezzi da grande distribuzione.

Si sentono peggio dei pacchi poiché sballottolati tra le due società – una uscente e l’altra entrante – che si occupano della gestione di Aligros.

Andiamo con ordine. Sette anni fa, la proprietà storica dell’azienda ha ceduto la gestione ad una società di Taranto, la SuperCentro che, dopo alcuni anni, ha ritenuto di riorganizzare la sua attività.

28 gli esuberi che però non furono licenziati, bensì “ricollocati” tra le unità produttive di Nardò, Sava e Taranto con la promessa – dicono gli operai – di essere riassunti in Aligros nel momento in cui la situazione si fosse ripresa.

Il 13 gennaio, invece, il contratto tra Aligros e SuperCentro scadrà e non sarà rinnovato.

Non avendo trovato un accordo di rinnovo, la proprietà leccese ha così chiuso con il gruppo Maiora di Corato. La società barese, tuttavia, nel momento in cui ha deciso di investire in Salento lo ha fatto sulla base della pianta organica attualmente presente in Aligros (circa 40 unità), non avendo intenzione – a detta dei sindacati che si stanno occupando della questione – di prendere in carico quelle 20 unità che nell’ambito della ristrutturazione di SuperCentro avevano lasciato la realtà leccese per andare a lavorare altrove, proprio con la promessa di ritornare.

«Siamo terra di nessuno – raccontano a Leccenews – poiché dopo aver dato il nostro lavoro e la nostra professionalità per questo tipo di attività, quelli che vanno via ci restituiscono al mittente e quelli che arrivano non ne vogliono sapere, ci rifiutano».

La questione, certamente, non finisce qui. «Abbiamo il diritto di sapere – continuano – a chi apparteniamo e di chi deve essere la responsabilità del nostro futuro. Siamo uniti e compatti e nessuno pensi di dividerci con la storiella che qualche ruolo amministrativo sarà, invece, piazzato e accontentato. Stiamo parlando di una attività storica dalla quale dipende il futuro di tante famiglie, come possiamo a pochi giorni dal subentro del gruppo Maiora non sapere nulla?».