Stefano Tomeo, l’uomo giunto al Pronto Soccorso con una ferita al collo che non gli ha lasciato scampo, probabilmente non ha avuto il tempo di capire cosa sarebbe accaduto da lì a poco. Gli uomini in divisa hanno tentato di ricostruire i suoi movimenti nella speranza di poter fare luce su un omicidio che lascia ancora troppe domande aperte.
I frame di alcune telecamere installate nella zona e finite nelle mani dei Carabinieri lo riprendono a bordo un’auto, guidata da un conoscente. Tomeo apre la portiera, fa solo pochi passi quando si accascia a terra, in una pozza di sangue, ferito da tre colpi di arma da fuoco. Un proiettile centra il collo: sarà quello fatale. Chi ha sparato, probabilmente, sapeva dove colpire e quando farlo. Nessun confronto, nessuna esitazione. L’assassino, nascosto nell’ombra, preme il grilletto a sangue freddo.
Qualcuno, stando a quanto trapela, ha assistito alla scena. A pochi passi c’è un circolo, ma sembra che nessun testimone abbia visto il killer in faccia. Hanno solo udito il rumore degli spari, tre…come detto, ma non elementi utili per risalire all’identità di chi ha premuto il grilletto. Nemmeno le telecamere di videosorveglianza, a quanto pare, hanno ripreso il volto della persona che attendeva il 50enne nell’ombra, in un punto rimasto nascosto agli occhi elettronici. Avevano un appuntamento per un chiarimento? Se così fosse, sarebbe un’imboscata spietata e non una lite degenerata e finita nel sangue come pensato inizialmente.
A soccorrere il 50enne è stato l’uomo che era con lui in auto. Una corsa disperata verso l’ospedale San Giuseppe di Copertino che, però, è stata vana: la ferita era troppo grave e i medici non hanno potuto fare nulla. Tomeo è morto poco dopo l’arrivo al Pronto Soccorso. E con lui, almeno per ora, anche le risposte. Il puzzle che gli investigatori stanno cercando di risolvere è ancora incompleto.
Le indagini: si scava nel passato
Chi ha ucciso Stefano Tomeo e perché? Nessuna pista al momento è esclusa. Ogni dettaglio viene passato al setaccio perché in un agguato così difficilmente c’è spazio per l’improvvisazione. Gli investigatori stanno scavando nel passato della vittima, analizzando frequentazioni recenti e vecchi dissidi. E stanno cercando nei video delle telecamere altri indizi, altri elementi utili.
Nel frattempo, si cercano risposte per chiarire una storia finita sulla prima pagina della cronaca locale che lascia dietro di sé una scia di interrogativi ancora aperti.
La speranza è che le indagini portino presto a un nome, a un volto, a un movente chiaro, in modo che l’agguato di Copertino non resti un episodio avvolto solo nel giallo e nel silenzio.