Costruzione di una villetta senza il regolare permesso: arrivano tre condanne

Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e coordinate dagli agenti della polizia provinciale di Lecce, hanno fatto luce su due permessi ritenuti illegittimi

Si conclude con tre condanne il processo sulla costruzione di una villetta in zona agricola, senza il regolare permesso.
I giudici della seconda sezione collegiale (Presidente Pietro Baffa) hanno condannato, concedendo le attenuanti generiche: la dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Ruffano, Marianna Gnoni, 40 anni, originaria di Casarano, alla pena di 1 anno per il reato di abuso d’ufficio. Inoltre, hanno disposto l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. E poi, 1 anno e 4 mesi per il tecnico progettista e direttore dei lavori Francesca Vergaro, 37enne, originaria di Tricase, ma residente a Ruffano ed al proprietario Fabio Ferrari, 32enne di Casarano.

L’inchiesta

Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e coordinate dagli agenti della polizia provinciale di Lecce, hanno fatto luce su due permessi ritenuti illegittimi, per la costruzione di un nuovo manufatto residenziale.

In particolare, il primo permesso in sanatoria, risalente al 4 dicembre 2014, riguardava l’esecuzione dei lavori di ampliamento di un fabbricato rurale esistente da destinarsi a deposito agricolo” in “Contrada Cisterna Rossa” a Ruffano. Invece, il secondo, risalente al 29 marzo 2016, faceva riferimento all'”esecuzione dei lavori di cambio di destinazione d’uso da deposito agricolo a casa rurale”. Per questo secondo permesso, l’imputata è stata però assolta, “per non aver commesso il fatto”.

Secondo la Procura, l’ampliamento del manufatto rurale esistente sarebbe stato abusivo, poiché destinato ad abitazione civile.
Il pm ritiene infine che, al fine di ottenere il permesso di costruire, il proprietario Ferrari e la progettista Vergaro avrebbero falsamente attestato che “l’intervento in oggetto modificava la destinazione d’uso dell’immobile da civile abitazione a locale deposito”. Non solo, anche che ” con riferimento alle norme per il contenimento del consumo di energia degli edifici, l’intervento previsto non fosse assoggettato alle stesse in quanto locale deposito”.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Carlo Caracuta, Simone Viva e Gianni Gemma.



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