Virgo Fidelis, l’Arma festeggia la Santa Patrona nel ricordo della battaglia di Culqualber

Nella basilica di Santa Croce è stata celebrata la Santa Messa in onore della Virgo Fidelis, patrona dell’Arma dei Carabinieri.

Un appuntamento che si ripete ogni anno per onorare la Madonna “Virgo Fidelis”, la Patrona dell’Arma dei Carabinieri. Una Vergine “fedele” per ricordare il motto araldico degli uomini in divisa, presenza costante sul territorio, ma anche punti di riferimento per i cittadini che

Un appuntamento sentito – fissato da papa Pio XII  il 21 novembre, in concomitanza della presentazione di Maria Vergine al Tempio e della ricorrenza della battaglia di Culqualber, combattuta in Abissinia fra italiani e britannici, durante il secondo conflitto mondiale – che ha toccato anche la Basilica di Santa Croce dove, ieri mattina, è stata celebrata la Santa Messa. Alla funzione religiosa, celebrata da Monsignor Michele Seccia, hanno presenziato tutte le autorità civili e militari della provincia, oltre alle rappresentanze dell’arma in servizio ed in congedo.

Emozionanti le parole dell’Arcivescovo di Lecce che, nella sua omelia, ha ricordato lo spirito di fedeltà che anima gli uomini dell’Arma e il prezioso legame che, spiritualmente, li unisce alla loro Protettrice. Un lungo discorso, concluso con un ringraziamento di cuore per l’impegno dei militari che, quotidianamente, difendono e proteggono la comunità.

Al termine del rito religioso, dopo la preghiera del Carabiniere, il comandante provinciale, colonnello Paolo Dembech, ha ricordato la battaglia di Culqualber, giunta al suo 80° anniversario.

«È il giorno della virgo fidelis e è la prima volta in cui tale ricorrenza viene celebrata al di fuori dei consueti canoni di partecipazione. Le misure connesse al contenimento della pandemia non hanno consentito quest’anno la nutrita partecipazione, lo smisurato affetto, la diffusa vicinanza all’arma che hanno sempre caratterizzato l’indole generosa della cittadinanza leccese, al pari di tutte le altre realtà del territorio nazionale,  ma ben venga se ciò ci lascia finalmente intravedere una luce nelle trame di un’oscurità calata su noi tutti, dettata dalla diffusione di un virus che ha disseminato paure e ansie».

Il ricordo della battaglia di Culqualber

«È un giorno particolare perché in questa data, nel lontano 1941, l’arma pagò il più alto prezzo in vite umane, cadute quando, come si legge nel laconico bollettino dell’epoca, dopo oltre 100 giorni di tenace resistenza, il battaglione Carabinieri venne sopraffatto nell’epica difesa del baluardo di Culqualber, nell’africa orientale» ha detto il col. Dembech.

«Alla bandiera dell’arma fu concessa la seconda medaglia d’oro al valor militare e, otto anni dopo, in un venerdì di novembre, papa Pio XII dichiarò la Virgo Fidelis “patrona dei Carabinieri”, affinché il suo patronato si riflettesse su quel valore di fedeltà dimostrato in quel combattimento e poi confermato, nel tempo a venire, con diuturno sacrificio, dai militari dell’arma».

Il Comandante provinciale ha poi ricordato i caduti «per raccogliere, ancora una volta, il loro messaggio di obbedienza e fedeltà assoluta, intesa come volontà di rispettare i propri ideali ed il proprio dovere, al di là degli interessi personali e delle sollecitazioni o convenienze del momento rimanendo, sempre, anche nelle difficili dinamiche sociali, coloro che sanno utilizzare una forza che non suoni imposizione ed una sensibilità che non mostri debolezza. Possa dunque l’amore per la Virgo Fidelis e per la nostra professione, infonderci coraggio, spingendoci a dare il massimo contributo per costruire una società ispirata alla massima tutela dei diritti umani ed alla solidale fraternità, rammentandoci sempre che la vita è un dono di Dio, una preziosa moneta da spendere per il bene e la felicità altrui. Possa il messaggio di Maria Vergine instillare in noi tutti saggezza e lungimiranza nel proseguire lungo il selciato dei nostri avi, che ci hanno lasciato un’istituzione forte e un paese coeso»

Un pensiero anche per chi ha terminato il “turno di guardia”, ha indossato la divisa con onore e, una volta in congedo, ha continuato ad onorarla perché la “fedeltà”, quella cucita addosso, dura per tutta la vita.

Al termine del suo discorso, un pensiero sentito non poteva che andare agli orfani dell’arma, nella giornata a loro dedicata… “vittime innocenti di un destino infausto che li ha privati degli affetti più cari, seminando un vuoto incolmabile, un insopportabile dolore, che il nostro impegno potrà solo lenire”.



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