La Lecce di Vittorio Bodini, un progetto per riscoprire i luoghi del poeta salentino

Il progetto è già in fase di realizzazione e vedrà la luce quest’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dalla scomparsa del poeta. 

“Questa strada sbilenca, traballante/ fu dunque la mia pelle, / pietre e lastrici umani/ di cui m’entrò nel sangue/ l’odore e la gaia tristezza”. Dalla strada sbilenca e traballante, Via De Angelis (oggi Via Carlo Russi), parte un percorso alla riscoperta della Lecce di Vittorio Bodini, uno dei maggiori poeti salentini del Novecento, della città descritta nelle sue poesie, impressa nei suoi occhi.

“Questa è la mia città./le mura le avete già viste:/sono grigie, grigie./Di lassù cantavano/gli angeli ne Seicento,/tenendo lontano la peste/che infuriava sul Reame”. Così scriveva in una delle sue poesie. L’iniziativa è di Alessandro Cannavale, ricercatore ed appassionato cultore della poetica bodiniana, poi formalizzata, lo scorso ottobre, in una proposta del consigliere Gabriele Molendini all’Amministrazione comunale. L’iter di attuazione del percorso ha inizio con la realizzazione di una targa che riporti la storia della toponomastica di via Carlo Russi, ricordando il nome con cui è celebrata nella poesia di Bodini “Via De Angelis”.

Le tappe del percorso saranno sia virtuali – attraverso l’accesso su “Visit Lecce”, il portale turistico della città – sia concrete attraverso una passeggiata per raggiungere i luoghi che celebrano la memoria del poeta: da Via Carlo Russi al convento delle Scalze, alla sua tomba presso il cimitero monumentale, al murale realizzato da Cheko’s Art in via Taranto. Per ciascuna tappa ci sarà una targa che riporterà un QR code, attraverso il quale cittadini e turisti, potranno ascoltare le poesie e le notizie riguardanti il luogo visitato. Il progetto, con la collaborazione dell’Assessore Fabiana Cicirillo e del Vice Sindaco Alessandro Delli Noci, è già in fase di realizzazione. Con il sostegno del “Centro Studi Vittorio Bodini” l’attuazione del percorso è prevista in occasione del cinquantesimo anniversario – che ricorre quest’anno – della scomparsa del poeta.

Nato a Bari nel 1914, da genitori leccesi, Bodini trascorre a Lecce l’infanzia e l’adolescenza. Soffocato dall’ambiente leccese, insofferente all’atmosfera della provincia, scappa da questa città per proseguire gli studi a Firenze, dove si laurea in filosofia. Ma, anche se fisicamente lontano, il Sud gli resta nel sangue e nel pensiero. Bodini torna nel Sud da cui era fuggito e inizia a collaborare alla rivista Vedetta Mediterranea e a pubblicare le sue prime poesie su Letteratura. Trascorre, poi, due anni in Spagna, luogo in cui comprende che il Sud non è solo entità geografica. Esiste il Sud interiore, intimo, dimensione fantastica che decide di porre al centro del proprio universo letterario. Il Meridione di Bodini è quello dei cieli sanguigni all’ora del tramonto “da bestia macellata”, è quello degli ulivi, della luna e del basilico, è la terra in cui “la luce pare di carne cruda”. In una sorta di panismo, il poeta diventa tutto quello su cui il suo sguardo si posa, ed è “ulivo e ruota d’un lento carro, siepe di fichi d’India, terra amara dove cresce il tabacco”. Il Sud di Bodini è una condizione interiore in cui la letteratura si congiunge con la realtà, la fantasia si insinua nelle zolle di terra, nelle case dai muri di tufo arsi dal sole; è il Sud delle processioni di santi, dell’odore di agrumi e del vento di scirocco che fanno da palcoscenico ad un profondo senso di intimità che si disperde in “una grande pianura”.



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