Bar e ristoranti del Salento si preparano alla Fase 2, Fiepet Confesercenti: “Più take away e spazi all’aperto”

La Federazione degli Esercenti Pubblici e Turistici indica la ricetta ripartire. Tra le proposte l’abbattimento i costi di commissione sui ticket e lo stop immediato per Tari e occupazione suolo per tutto il 2020.

Bar e ristoranti della Provincia di Lecce provano a ripartire dopo il lockdown e, per garantire la sicurezza di clienti e lavoratori, si preparano ad affrontare la sfida della Fase Due.

Se il quadro dell’immediato futuro si presenta tragico, infatti fino a quando non verrà individuato il vaccino, è verosimile che il settore subirà un rallentamento considerevole, con conseguenze immaginabili sulle imprese e i lavoratori, il conto dello stop è stato particolarmente salato: in media, ogni pubblico esercizio ha perso circa 55mila euro di fatturato, quasi il 30% di quello annuale.

La stima dell’impatto economico della chiusura sulle attività della somministrazione è di Fiepet Confesercenti, la Federazione degli Esercenti Pubblici e Turistici, che indica come ricetta per la ripartenza più take away e più spazi all’aperto, ma anche più tecnologia per limitare i contatti.

Il lungo periodo di fermo è stato disastroso: moltissime imprese rischiano di non riaprire, decimando uno dei settori d’eccellenza del nostro territorio. La salute pubblica, però, è la priorità, e i pubblici esercizi hanno mostrato i massimi livelli di collaborazione. Con l’arrivo della Fase Due si dovrà pensare a nuove modalità di vendita e di gestione dei locali, per garantire la salute di tutti e una rapida ripresa del servizio.

Un decalogo

“Per questo, stiamo proponendo al Governo, alla Regione e agli Enti Locali una ricetta in pochi punti, una sorta di decalogo per far ripartire la somministrazione in tutta sicurezza”, commenta Roberto Petrelli, componente di Giunta Nazionale di Fiepet Confesercenti e responsabile del settore per la Provincia di Lecce.

Take away

“In primo luogo, occorre puntare con decisione sul take away. Nel mondo post-coronavirus, nella fase di riapertura di fabbriche e uffici, la consumazione al di fuori dei locali svolgerà un ruolo cruciale. Per questo chiediamo che ristoranti e bar possano riprendere la vendita d’asporto, garantendo la sicurezza dei consumatori attraverso la regolazione delle entrate nei locali, nelle stesse modalità già applicate dalle altre attività commerciali aperte, non a caso, la facoltà di vendita d’asporto è già stata concessa in molti importanti Paesi europei, e in alcune Regioni italiane”.

Più spazi all’aperto

“Serve poi uno sforzo straordinario sugli spazi all’aperto – prosegue – per ripartire in sicurezza e mantenere le distanze, ristoranti e bar hanno bisogno di avere più spazi. Chiediamo che si estenda straordinariamente la metratura a disposizione dei dehors di bar e ristoranti senza costi aggiuntivi per le imprese e su questo pare ci sia già la disponibilità di diverse Amministrazioni comunali. Anche i buoni pasto e la consegna sui luoghi di lavoro svolgeranno un ruolo fondamentale durante l’avvio della Fase Due.

Per limitare i contatti, chiediamo che si possano usare i buoni pasto via app per pagare gli esercenti”.

C’è però da agire sul fronte dei costi. Per mantenere in piedi la rete dei pubblici esercizi, è necessaria la collaborazione di tutti: alle case emettitrici chiediamo di abbattere drasticamente i costi di commissione sui ticket”.

Meno tasse

“Dal Governo, dalla Regione, dai Comuni e dagli altri Enti ci aspettiamo invece un gesto concreto: lo stop immediato per Tari e occupazione suolo pubblico per tutto il 2020. Bar e ristoranti continuano a pagare anche se sono costretti all’inattività. Una beffa e un onere gravissimo per migliaia di imprese, già ridotte in ginocchio dal lockdown – conclude Petrelli.

A queste andrebbero invece dati indennizzi a fondo perduto sui ricavi mancati e riconosciuta la decontribuzione del costo del lavoro, almeno per tutta la durata delle restrizioni”.



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