Rapporto Uil, a settembre cassa integrazione in sensibile calo. Ma le criticità restano

1 milione e 68 mila le ore autorizzate nei primi 9 mesi dell’anno in provincia di Lecce. Il 43% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.

Una buona notizia, ma il segretario Uil Salvatore Giannetto frena gli entusiasmi: “questa flessione non è segnale di effettiva ripresa, tante le aziende ancora in sofferenza e i lavoratori a rischio esubero”.

Andiamo per gradi

Sono 1 milione e 68mila circa le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia di Lecce nei primi 9 mesi del 2018 (da gennaio a settembre), in calo del 43 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017. Un calo netto di richieste, in linea con il trend pugliese (-61,4%) e nazionale (-38,7%). A rilevarlo è il 9° Rapporto Uil (Servizio Politiche del Lavoro) sulla cig, secondo il quale sono 7.525 i posti di lavoro salvaguardati nelle aziende pugliesi dall’inizio dell’anno, grazie al ricorso a questo ammortizzatore sociale.

Nel dettaglio, la cassa ordinaria è calata del 31%, quella straordinaria del 33% e quella in deroga del 95%. Anche confrontando i dati di settembre 2018 con quelli dello stesso mese del 2017, si nota un calo vertiginoso di richieste, pari a -87%: sono 19.699 le ore autorizzate il mese scorso, contro le 161.918 registrate a settembre 2017.

«I dati contenuti nel 9° Rapporto Uil confermano il calo costante della cassa integrazione nel nostro territorio e la fondamentale importanza di questo ammortizzatore sociale nella tutela dei posti di lavoro» commenta Salvatore Giannetto, segretario generale della Uil di Lecce. «Il calo della cig può essere riconducibile anche all’abolizione della cassa in deroga e ad un aumento dei costi di accesso per le imprese per quella ordinaria e straordinaria, quindi la cautela è d’obbligo. Da una parte, la timida ripresa in atto traina le imprese più competitive determinando una minore richiesta di cassa integrazione; dall’altra, però, i dati segnalano la sofferenza di quella larga parte del nostro sistema produttivo non ancora uscito dalla crisi che ha terminato i periodi di cassa integrazione previsti dalla riforma introdotta dal Jobs Act, con conseguente apertura delle procedure di licenziamento che trovano riscontro nell’aumento delle domande di Naspi».

«All’interno di questo quadro – prosegue il segretario Uil – vanno nella giusta direzione i primi orientamenti del Ministero del Lavoro, da noi più volte sollecitati, circa l’ampliamento dei periodi di cassa integrazione in favore di quelle aziende che stanno gestendo complesse fasi di riorganizzazione e la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione di attività, anche in presenza di procedure concorsuali. Non ci si può però limitare soltanto a politiche difensive, ma bisogna creare occupazione e quindi occorrono più investimenti e politiche di sviluppo.

Un altro obiettivo – conclude – deve essere quello della qualità del lavoro, puntando sul tempo indeterminato e facendo costare di più quello determinato, prevedendo interventi strutturali e non a spot, per porre un argine al precariato dilagante che ha invaso il nostro tessuto economico».


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