“Formazione-lavoro, alleanza strategica all’ombra del Recovery Plan”, la Cisl di Lecce lancia la sfida

La proposta è stata lanciata da Ada Chirizzi in occasione dell’evento di diffusione dei risultati del corso di formazione per oss, organizzato da Asesi.

‘Chi parla di costi della formazione dovrebbe prima interrogarsi sui costi del non farla’. È stato incentrato sul rapporto strategico tra formazione, lavoro e servizi il convegno di fine corso per operatore sociosanitario organizzato dall’ente di formazione della Cisl Asesi. 35 i nuovi oss freschi di qualifica professionale che si sono collegati in streaming in occasione della conferenza di diffusione dei risultati.

All’evento, trasmesso in streaming sul canale YouTube di Cisl Lecce, hanno partecipato oltre ad Ada Chirizzi, Segretario Generale Cisl Lecce, anche Santo Ingrosso, Presidente Confcooperative Lecce, Mimmo Melechì, operatore Oss e referente della FP Cisl Lecce, Giacomo Cardinale, responsabile Segretariato Sociale ATS Galatina, e Sebastiano Leo, assessore alla Formazione e Lavoro, Politiche per il lavoro, Diritto allo studio, Scuola, Università, Formazione Professionale, che ha tirato le conclusioni del dibattito. Il convegno è stato moderato dal Presidente di Asesi Riccardo Rucco.

“Una formazione professionale di valore, oggi più di ieri, – ha detto Ada Chirizzi -, contribuisce a creare pari opportunità per tutti e condizioni per una cittadinanza attiva utile e funzionale allo sviluppo della comunità, una formazione che è ponte per il lavoro e che ha nell’occupabilità il riferimento del progetto educativo e professionale nell’ottica dell’apprendimento permanente”.

Il segretario generale della Cisl di Lecce, nella sua analisi, si è soffermata sulle difficoltà del sistema della formazione professionale ma ha mostrato le prospettive nuove con cui fare i conti, prospettive che appaiono come un’occasione di sviluppo unica e irripetibile:

“Il nostro sistema, soprattutto nel Mezzogiorno del Paese, non è sempre equipaggiato per le sfide della complessità. Secondo il rapporto Ocsel (l’Osservatorio per la Contrattazione di Secondo Livello) soltanto il 20,1% dei lavoratori ha partecipato a programmi di formazione professionale. Grave la situazione dei lavoratori a bassa qualifica e di quelli con contratti atipici che ricevono una bassa formazione, spesso di non buona qualità. La sfida è quella della competitiva economica e al contempo dell’inclusione sociale finalizzate al rafforzamento delle competenze, soprattutto nel Sud dove c’è dispersione scolastica, un alto tasso di neet, forti squilibri territoriali nell’offerta formativa e storiche fragilità nel sistema delle politiche attive per il lavoro. Bisogna integrare la tutela della persona ‘nel’ e ‘verso’ il lavoro, investendo su competenze e conoscenze: questa è la priorità assoluta, così come indicato dall’Unione Europea, per uno sviluppo sostenibile, digitale ed inclusivo’.

Insomma, secondo la Cisl di Lecce occorre implementare l’infrastrutturazione della filiera dell’istruzione professionalizzante per garantire ai giovani un’offerta sempre più ampia, qualificata e diversificata, guardando in maniera dialettica ai segnali del tessuto produttivo.

“Il Recovery Plan – ha concluso il segretario generale della Cisl di Lecce – rappresenta un’occasione straordinaria, unica e irripetibile per potenziare le politiche attive del lavoro, per la realizzazione di un piano nazionale per le nuove competenze, per occuparsi dell’apprendistato duale articolato in tre diverse azioni indirizzate a tre diversi target di riferimento (giovani disoccupati privi di diploma di scuola secondaria superiore, giovani neet e adulti privi di titolo)”.

Da sinistra Sebastiano Leo, Riccardo Rucco e Ada Chirizzi

‘C’è bisogno di personale, di personale qualificato”, ha concluso Sebastiano Leo. “Sono strategici sia l’orientamento al lavoro che seri bilanci delle competenze. La Regione Puglia investirà ancora sulla figura dell’oss. Faremo di tutto per formare operatori socio sanitari specializzati (la cosiddetta terza S). Investiremo molto nella riqualificazione della figura e poi lasceremo spazio alla libertà degli enti accreditati per formarli, sempre tramite autorizzazione regionale, con corsi autofinanziati”.