Perché una psicologa a Sanremo?
L’anno scorso ho ricevuto l’invito a partecipare a Casa Sanremo durante il Festival, e lo stesso è accaduto anche quest’anno. In quell’occasione ho avuto il piacere di commentare, da un punto di vista psicologico, la canzone di Simone Cristicchi: è stata un’esperienza significativa, che mi ha fatto capire quanto ci sia spazio per una lettura psicologica anche in questo contesto. Da lì è nata l’idea di portare quest’anno un progetto più strutturato, orientato alla promozione del benessere psicologico, unendo musica e psicologia in un evento di grande rilevanza mediatica e culturale a livello nazionale.
Cosa ti ha dato l’esperienza dell’anno scorso?
Mi ha fatto vivere il Festival in modo completamente diverso, non più solo da spettatrice, ma a contatto con le dinamiche emotive che lo attraversano. Ho colto quello che c’è oltre l’esibizione: l’emotività, la tensione e il percorso che porta un artista su quel palco. È qualcosa che mi ha colpita e che mi ha confermato l’importanza di portare uno sguardo psicologico in questi contesti.
Per quel che riguarda il tuo settore di competenza, la psicologia, di quale supporto psicologico si può avere bisogno in un evento di così straordinaria importanza e rilevanza mediatica a livello internazionale?
In contesti come questo, la figura dello psicologo può essere fondamentale, perché entrano in gioco dinamiche complesse: ansia da prestazione, preparazione, pressione e una forte esposizione mediatica. È qualcosa che ho potuto osservare anche l’anno scorso: l’artista, prima ancora che professionista, è una persona molto esposta, e questa esposizione può diventare difficile da gestire. In alcuni casi, infatti, c’è anche la tendenza a proteggersi, limitando la propria presenza per evitare un sovraccarico.
È l’occasione per condividere anche il nuovo progetto di cui ti sei fatta autrice e interprete, di che si tratta?
Si tratta di un progetto di promozione del benessere psicologico che prende forma durante il Festival di Sanremo. Attraverso una rubrica quotidiana sui miei canali social, in particolare sulla mia pagina Instagram Psicologia, offrirò una lettura psicologica di ciò che accade, affrontando temi come la gestione delle emozioni, la pressione, il giudizio e l’identità. L’idea è quella di utilizzare un evento di grande impatto mediatico ed emotivo per creare uno spazio di consapevolezza accessibile a tutti. Sarò affiancata nella realizzazione dei contenuti da Marco Perulli, con cui collaboro per dare maggiore qualità al progetto.
Nei prossimi giorni su queste stesse pagine avremo la possibilità di leggere il tuo resoconto, la cronaca… a cosa punti e cosa vorrai far emergere di questa tua partecipazione?
Vorrei raccontare il Festival da un punto di vista diverso, non solo descrivendo ciò che accade, ma dando spazio a ciò che si prova. Mi interessa far emergere le emozioni e il bisogno di essere riconosciuti, perché sono dinamiche che appartengono a tutti, non solo agli artisti. Sui miei social porto avanti da anni un lavoro di divulgazione sul benessere psicologico. La mia pagina Instagram Psicologia__s nasce con l’obiettivo di rendere la psicologia più accessibile. Nel tempo ho portato questo lavoro anche nel cinema, leggendo i film in chiave psicologica per parlare di salute mentale. Questo progetto si inserisce nella stessa direzione, utilizzando la musica e il contesto di Sanremo come nuova chiave di lettura.