Partita l’astensione dei penalisti, udienze disertate fino al 23 novembre

Ha preso il via nella giornata di oggi dell’astensione degli Avvocati penalisti dalle udienze, indetta dall’Unione Camere Penali. Le “toghe” protestano contro le politiche giudiziarie del Governo giallo-verde.

“Esprimo grande soddisfazione per l’adesione dei Colleghi, che è stata totale e convinta, tanto da paralizzare completamente l’attività del Tribunale; si tratta di un chiaro segnale di forza e di compattezza, che gli Avvocati hanno voluto mandare al Governo, anche a costo di sacrificio personale”, con queste parole il Presidente della Camera Penale di Lecce, Silvio Verri, commenta l’inizio dell’astensione degli Avvocati penalisti dalle udienze, iniziativa indetta dall’Unione Camere Penali

I motivi dell’astensione

“Denunciamo a gran voce – prosegue Verri – le politiche del Governo in materia giudiziaria, che crede di poter seriamente affrontare materie complesse e delicate come il processo penale mediante emendamenti di carattere elettoralistico, o improvvisando riforme autodefinite ‘epocali’ senza alcun confronto con la comunità dei giuristi, e senza alcun rispetto per i principi fondamentali di una democrazia parlamentare.

L’Avvocato Silvio Verri

Ricordiamo al Ministro che il processo penale non è un luogo popolato di colpevoli in attesa di essere condannati o altrimenti di farla franca grazie ai cavilli degli azzeccagarbugli. Così sono stati offesi gli Avvocati e a poco valgono le scuse compunte che subito dopo ci sono state porte.

Il processo è il rito pubblico e solenne mediante il quale il Giudice verifica la fondatezza di una accusa formulata nei confronti di un imputato che si presume innocente; tanto deve avvenire in un tempo ragionevole e definito, e solo un’idea incivile della Giustizia può concepire che un cittadino possa restare in balia del processo a tempo indeterminato”.

Il Presidente della Camera Penale leccese, poi, punta il dito su quello che è il punto cruciale di un’eventuale riforma della Giustizia così come intesa, lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di Giudizio: “È inaccettabile, infine, la pretesa di intervenire sulla eccessiva durata dei processi comprimendo i diritti di difesa e le forme di acquisizione della prova in contraddittorio tra le parti, ovvero di demolire la efficacia dei riti alternativi al dibattimento, lasciando invece intatta la signoria dei Pubblici Ministeri sulla durata delle indagini.

Rinnoviamo, dunque, la nostra opposizione allo scellerato disegno del Governo, al quale chiediamo di fermarsi e ragionare seriamente sul percorso di riforma da intraprendere, senza facili populismi che portano inevitabilmente con sé il rischio di derive autoritarie”.