“Giustizia giusta”, anche a Lecce al via la raccolta firme per la campagna referendaria

Il banchetto per la raccolta delle firme verrà allestito sabato 18 settembre, e domenica 26 settembre in Via Trinchese all’altezza del Teatro Apollo.

Sabato 18 settembre, dalle ore 18 alle 21 e domenica 26 settembre, dalle 09.30 alle 13, presso il banchetto allestito in via Trinchese, all’altezza del Teatro Apollo, sarà possibile aderire alla campagna referendaria “Giustizia giusta 2021”. L’iniziativa è stata promossa da +Europa, ItaliaViva, Azione, Partito Radicale non violento transnazionale transpartito, PSI, Mezzogiorno Federato.

“Siamo convinti che una giustizia giusta ed efficiente rappresenti il cuore di un’autentica politica riformista, la sfida per una classe dirigente politica che voglia assumersi in pieno le proprie responsabilità, archiviando definitivamente il periodo di stallo istituzionale che si è verificato negli ultimi 30 anni, per la rinuncia della politica alla propria azione e funzione, spesso colpevolmente delegata alla magistratura”, fanno sapere dall’organizzazione.

“Ancora una volta – si prosegue – bisogna ringraziare l’azione e la determinazione del Partito Radicale su temi così importanti, delicati e decisivi per il corretto ed efficace funzionamento dello Stato, consentendo al popolo italiano di potersi pronunciare per dare un chiaro indirizzo al Parlamento su quale linea orientare le riforme. È un’altra straordinaria occasione, un’occasione da non perdere”.

I quesiti referendari

Ma per quali quesiti è stata organizzata la raccolta firme? “Sebbene abbia fatto molto discutere l’adesione di taluni partiti alla campagna referendaria, crediamo – si conclude – che si debba soprattutto porre l’accento sull’opportunità di fare esprimere la società su temi cosi decisivi per il futuro di tutti i cittadini italiani, da lungo tempo irrisolti:

Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, stop allo strapotere delle correnti: Abrogazione dell’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto al CSM, di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura. L’attuale obbligo impone a coloro che si vogliano candidare di ottenere il beneplacito delle correnti o, il più delle volte, di essere ad esse iscritti;

Responsabilità civile diretta dei Magistrati, più tutele per i cittadini: Introduzione della possibilità di chiamare direttamente in causa il magistrato che abbia procurato illecitamente il danno (per dolo o colpa grave). I magistrati saranno considerati alla pari di tutti i funzionari pubblici: chi sbaglia paga, stop a regimi privilegiati. Lo scopo è quello di responsabilizzare i singoli magistrati e preservare l’onorabilità dell’intera Magistratura, ponendola al riparto da eventuali abusi, azioni dolose o gravi negligenze, accertate a carico del singolo Magistrato;

Equa valutazione dei magistrati: Con questo referendum viene riconosciuto anche ai membri ‘laici’” dei Consigli Giudiziari (cioè avvocati e professori), di partecipare attivamente alla valutazione dell’operato dei magistrati, mentre attualmente tale valutazione è riservata ai soli membri “togati” (quindi, ai soli magistrati);

Separazione delle carriere dei magistrati, stop alle porte girevoli per ruoli e funzioni. Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la sua vita professionale;

Limiti agli abusi della Custodia Cautelare, per una giustizia giusta e un equo processo per tutti. Resterebbe in vigore la carcerazione preventiva per chi commette reati più gravi e si abolirebbe la possibilità di procedere alla privazione della libertà in ragione di una possibile ‘reiterazione del medesimo reato’. Questa è la motivazione che viene utilizzata più di frequente per disporre la custodia cautelare, molto spesso senza che questo rischio esista veramente;

Abolizione del Decreto Severino, più tutele per sindaci e amministratori. Con il SÌ viene abrogato il decreto e si cancella così l’automatismo condanna/incandidabilità: si restituisce al giudice la facoltà di decidere, di volta in volta, se, in caso di condanna, occorra applicare o meno anche l’interdizione dai pubblici uffici”.



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