Il trionfo della Meloni. Fratelli d’Italia al 26% e centrodestra al 44%, vincitori e vinti delle elezioni politiche

I dati nella notte confermano gli Intention Poll: il partito di Giorgi Meloni tocca il 26,42%. Il centrodestra, al 44,18% vince le elezioni.

Lo scrutinio dei voti veri nel corso della notte ha confermato le indicazioni emerse dagli Intention Poll e dalle proiezioni delle principali agenzie demoscopiche. Le elezioni politiche italiane le ha vinte il centrodestra, anzi le ha vinte Fratelli d’Italia. Anzi, per essere ancora più precisi, le ha vinte lei, Giorgia Meloni. Nessuna sorpresa rispetto ai dati che circolavano nelle giornate precedenti quando era possibile conoscere i sondaggi elettorali.

Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, raggiunge il  26,41%. Nel centrodestra la Lega di Matteo Salvini non supera la soglia del 10% e si ferma al 9,03% e Forza Italia di Silvio Berlusconi tocca l’ 8,17%. Noi per l’Italia di Maurizio Lupi, la cosiddetta quarta gamba della coalizione, allo 0,89%. Se ad Arcore possono dirsi soddisfatti di aver tenuto, così non è a Pontida, a casa di Salvini, dove già si comincia a processare il leader per lo scarso risultato rispetto al 2018, un risultato – a dire il vero- figlio della scelta di aderire al Governo Draghi, una scelta voluta da quei governatori del Nord che adesso chiedono la testa del Segretario. La preoccupazione per la Meloni sarà proprio quella, ovvero che le tensioni in casa Lega si ripercuotano sulla formazione del Governo.

La coalizione di centrodestra raggiunge così il 44,15%, staccando di quasi 20 punti i principali competitor del centrosinistra che raggiungono il 26,50%.

Speriamo che sia femmina‘ hanno twittato i sostenitori della leader di FdI che adesso aspettano la chiamata del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il conferimento dell’incarico a Giorgia di formare il governo del Paese.

Premiata l’opposizione al Governo Draghi‘ sostengono in tanti. In effetti sarebbe partita da lì l’ascesa della Meloni che non ha toccato quota 30%, come pensavano alcuni commentatori e sognavano alcuni militanti, ma che raggiunge comunque un dato storico sufficiente a garantire la maggioranza  – insieme a Lega e Fi – sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica.

Effetto band wagon‘. Innegabile il fatto che nelle ultime settimane in molti siano saliti sul carro di chi era già considerato il vincitore delle elezioni. Nel travaso di voti interno alla coalizione di centrodestra c’è stato il cosiddetto effetto trascinamento: ha funzionato, insomma, l’appeal della Meloni data da tempo al primo posto della classifica elettorale.

Il Partito Democratico arriva al 19,27% mentre la coalizione di centrosinistra, come detto, centra il 26,48% (Sinistra-Verdi 3,58%, +Europa-Emma Bonino 2,96%, Impegno Civico-Di Maio 0,5%). Siamo in linea con i dati dei sondaggi conosciuti, ma è già partita la critica forte nei confronti del Segretario Enrico Letta, il front runner della coalizione, incapace – a detta dei denigratori – di fare sintesi con Movimento 5 Stelle e Terzo Polo. Aveva chiesto ‘gli occhi di tigre’ per vincere le elezioni ma adesso gli addebitano la vittoria del centrodestra e gli chiedono la testa al prossimo imminente congresso.

Il M5S di Giuseppe Conte supera di poco il 15%. Il risultato, anche se lontano dai trionfi di 5 anni fa, anzi anche se è esattamente la metà dei traguardi raggiunti nel 2018, soddisfa i grillini che nel corso della Legislatura erano stati dati in crollo verticale. Ed invece negli ultimi mesi, con una campagna elettorale capillare soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, i pentastellati hanno invertito la rotta e si sono attestati su una soglia più che soddisfacente. È bastato rispolverare l’anima antagonista all’indomani della caduta del Governo Draghi per far tornare l’aria dei giorni migliori. In Puglia (leggi i dati) il M5S è il primo partito, come in altre regioni del Sud.

Il Terzo Polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi arriva al 7,84%. Buon risultato se si pensa al fatto che il contenitore politico non esisteva qualche settimana fa. Ma il posizionamento in termini relativi passa in secondo piano rispetto ai dati assoluti e resta sempre al di sotto delle vette agognate. Il punteggio finale è l’esatta somma dei partiti Azione e Italia Viva, nessun appeal superiore dato dal progetto centrista che avrebbe chiesto a Draghi il ritorno a Palazzo Chigi.

Affluenza in calo del 9% rispetto al 2018

L’alto astensionismo deve preoccupare non poco. Si è verificato un crollo di quasi il 10% dei votanti rispetto alle ultime politiche del 2018. Le cattive condizioni meteorologiche in alcune regioni come la Campania, infatti, hanno abbassato ulteriormente il dato.



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