Se ne è andato Paolo Rossi, il calcio dice addio al “Pablito” Mundial

Era malato da tempo. È stato l’eroe del Campionato del Mondo in Spagna dove gli Azzurri si laurearono Campioni. Ha vinto tutto, anche il Pallone d’Oro.

Se ne è andato in silenzio, con il garbo che lo ha sempre contraddistinto nel corso della sua straordinaria carriera, anche se di motivi per innalzarsi su un piedistallo ne aveva e tanti anche.

A poco meno di un mese dalla scomparsa di Diego Armando Maradona, il più grande di tutti, il calcio piange un altro suo grande protagonista. Se ne è andato nella notte Paolo “Pablito” Rossi, l’eroe del Mundial di Spagna ’82, quello che regalò il terzo Campionato del Mondo all’Italia.

A distanza di 24 anni gli azzurri si sarebbero issati nuovamente sul tetto della manifestazione per nazionali più importante, ma se in questo caso si è trattato di un successo di squadra, il terra iberica il trionfo è stato suo, solo e soltanto il suo.

Una vittoria, quella, che segnò il riscatto di un intero Paese, che fu l’occasione per dare il via a una pennellata di bianco a uno dei periodi più bui, quello del terrorismo e inziiare un rilancio dell’Italia che da lì a pochi anni sarebbe diventata la quinta nazione più industrializzata al Mondo.

Nato a Prato nel 1956, mosse i primi passi nel Santa Lucia, compagine di una frazione di Prato. Acquistato dalla Juventus, dopo un paio di gare in prima squadra venne ceduto in prestito prima al Como e poi al Lanerossi Vicenza. Fu tra i biancorossi, grazie al tecnico Fabbri che divenne il bomber conosciuto da tutti, trascinando con i suoi gol la squadra veneta alla conquista della promozione in Serie A e, l’anno dopo, al secondo posto in classifica. Quelle prestazioni gli valsero la chiamata del Ct Enzo Bearzot per il Mondiale del ’78 in Argentina, dove si mise in mostra con tre marcature.

La stagione successiva, anche a causa di un infortunio, non fu esaltante come quella precedente e il Vicenza retrocesse, Rossi, quindi, a fine campionato passò al Perugia dove realizzò 13 gol. Fu in Umbria che Pablito venne coinvolto nello scandalo del calcioscommesse che gli costò una squalifica di due anni. A quella vicenda ha sempre affermato di essere estraneo.

Con un anno di squalifica ancora da scontare, Boniperti lo riportò alla Juventus e, al termine del lungo periodo di stop, la convocazione per il Campionato del Mondo in Spagna. Le prime quattro partite del torneo videro il calciatore l’ombra di se stesso e grandi critiche nei confronti del Commissario Tecnico per la scelta di schierarlo sempre, ma poi arrivò il Brasile e riesplose il talento. Tre gol contro i verdeoro, due alla Polonia di Boniek e uno in finale alla Germania Ovest di Rumenigge e Matthäus e alla fine arrivò il titolo di Campione del Mondo, di capocannoniere del Torneo e la conquista del Pallone d’Oro.

Con i bianconeri di Giovanni Trapattoni vinse, poi, uno scudetto, una Coppa Italia, una Coppa della Coppe, una Supercoppa Europea e la Coppa dei Campioni.

Al termine dell’esperienza nella città sabauda – nonostante i successi, i gol e i trofei conquistati non fu mai vero amore tra lui e il club – passò al Milan nella stagione a cavallo tra la proprietà di Farina e quella di Berlusconi, per poi concludere la carriera nell’Hellas Verona.

Di quella Nazionale “Campeon”, è il secondo calciatore morto dopo il suo compagno di squadra alla Juventus, Gaetano Scirea.



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