La scèblasti di Zollino diventa un dolce, ecco la declinazione golosa della ricetta del tradizionale pane condito

La tipica pitta si può degustare in modalità dolce grazie alla ricetta e all’intuizione di una pasticcèra di Zollino trapianta a Salice Salentino

La ricetta della scèblasti di Zollino si perde nella notte dei tempi. La preparazione di questo pane condito, dal nome particolare, è stato tramandato di generazione in generazione, quasi fosse un antico segreto da custodire tra le mura domestiche. Ha il sapore della tradizione e della devozione. Si racconta che fosse usato come focaccia votiva, consumata per devozione nel giorno della festa di ognissanti, dell’immacolata o della festa di San Giovanni Battista, il 24 gennaio.

È ancora possibile gustarlo, com’era un tempo, quando veniva usato come colazione, appena sfornato alle prime luci dell’alba. Oggi è uno dei prodotti gastronomici locali più amati dai turisti, un eccellenza della cucina salentina.

Sembra un pizzo, ma basta guardare gli ingredienti per capire che non lo è. La differenza sta nel condimento: porri, pomodori, zucca, capperi e altri rimasugli di dispensa. Farina, acqua, lievito, olio e sale fanno il resto. L’impasto molle viene poi posato su foglie di fico e infornato.

La versione dolce: “Gli stessi ingredienti della ricetta salata, ma candìti”

Da oggi la scèblasti di Zollino ha anche una versione dolcissima. La golosa declinazione dell’antichissima ricetta arriva da Salice Salentino. Ad avere l’intuizione è stata proprio una zollinese, Alessandra Castellano, maestra pasticciera, trapiantata più a nord della provincia che, insieme al marito e collega Tonio Barba, ha messo a punto la scèblasti dolce, utilizzando l’antica ricetta della nonna e inserendo gli stessi ingredienti, ma canditi, zucca compresa. «La ricetta seguita è quella segreta delle nonne di Zollino, lo zucchero prende il posto del sale» spiegano Alessandra e Tonio.

La gustosa declinazione si chiama Sceblast One.

«Da ragazzina – spiega Alessandra – frequentando il Liceo Capece di Maglie, mi sono spesso sentita ripetere dai miei compagni originari dei vari paesini limitrofi che la nostra scèblasti fosse la stessa cosa del “pizzo leccese”, “plamma”, “piscialletta”. Invece no! La scèblasti è la scèblasti, unica e inimitabile».

Il nome deriva dal griko e significa “senza forma”, il suo impasto si presenta particolarmente liquido e – un tempo – prima di essere infornato veniva distribuito su una foglia di vite o di fico, affinché non si attaccasse alla pala.

«Nella nostra pasticceria, grazie all’inventiva supportata dalla maestria di Tonio, mio marito, nasce lo Sceblat One, squisita. Gli ingredienti storici del pane condito zollinese sono riproposti in versione candita: pomodorini, zucca e olive taggiasche, al fine di rendere giustizia ad un prodotto nostrano dal gusto unico ed originale».