Immagina di passeggiare nel cuore di Lecce e di imbatterti in un arco trionfale che sembra uscito da un film storico: è Porta Rudiae, uno dei tesori della città barocca. Questa imponente porta non è solo un monumento, ma un viaggio nel tempo, che racconta storie di santi protettori, re leggendari e città scomparse.
Prima di perderti nel labirinto di ricami in pietra leccese del centro storico, c’è sempre un “confine” che devi assolutamente varcare. Porta Rudiae fu costruita, anzi ricostruita nel 1703 da Prospero Lubelli sulle rovine di una porta più antica, crollata alla fine del Seicento. Il progetto fu affidato a Giuseppe Cino, architetto che seppe interpretare il desiderio del poeta in vernacolo leccese che aveva immaginato un “ingresso galante e gentile” alla città. A dimostrarlo è l’iscrizione in latino sull’architrave che non è semplice ornamento, ma una dichiarazione d’identità. Il testo celebra non solo il generoso finanziatore, ma lega indissolubilmente la città di Lecce alle sue origini messapiche, citando esplicitamente l’antica città di Rudiae, celebre per aver dato i natali al padre della letteratura latina, Quinto Ennio. La porta, infatti, è chiamata così perché si affacciava sulla strada che conduceva all’antico borgo, che sorgeva a pochi chilometri di distanza.
Mentre Porta Napoli parla di potere e Porta San Biagio di devozione comporta, Porta Rudiae parla di identità. Non è, infatti, una semplice struttura difensiva, ma un’opera d’arte progettata per stupire chiunque arrivasse dal mare o dalle campagne. Per capire perché Porta Rudiae sia considerata la “più nobile” delle porte leccesi, dobbiamo guardare oltre la sua imponenza. La struttura è un perfetto esempio di come il Barocco Leccese riesca a trasformare la pesante pietra calcarea in qualcosa di simile a un pizzo prezioso.
Dettagli Architettonici
A differenza di altri monumenti più “caotici”, Porta Rudiae mantiene un’eleganza rigorosa. L’arco trionfale è sormontato da statue di Sant’Oronzo (patrono di Lecce, al centro), Santa Irene e San Domenico, con un’epigrafe latina che ricorda la ricostruzione sotto il sindaco Cesare Belli. C’è una diceria curiosa che riguarda la statua di Sant’Oronzo posta sulla sommità. Si dice che la sua mano destra, tesa in segno di benedizione, sia orientata in modo da proteggere non solo chi entra, ma per vigilare dall’alto la strada che portava verso il mare, da dove anticamente arrivavano le minacce (pirati e saraceni).
Mentre i protettori sembrano vegliare sui passanti, sull’epigrafe e nei busti sottostanti sono raffigurati i mitici fondatori di Lecce: il re Malennio, suo figlio Dauno, Euippa e Idomeneo, il mitico re di Creta che, secondo la leggenda, fu costretto da una tempesta a sbarcare nel Salento. Una credenza popolare vuole che i fondatori della città “osservino” l’anima di chi entra: se attraversi la porta con intenzioni pure, la città ti accoglierà con fortuna. Se invece la varchi con l’inganno nel cuore, i “Padri di Lecce” (i busti, appunto) potrebbero mutare impercettibilmente espressione per segnare il tuo destino.
Se osservate con attenzione i lati del monumento, noterete una piccola porta laterale, oggi murata. Un tempo serviva per il passaggio pedonale rapido, permettendo di controllare meglio il flusso di merci e persone senza dover aprire il portone principale.
Contesto Storico
Una lapide riporta la data MDCCIII (1703). Anticamente nota come “Porta Rugge” o “Porta Rusce”, era parte delle mura cinquecentesche di Carlo V e fu trasformata nel 1656 in omaggio a Sant’Oronzo dal vescovo Pappacoda. Rappresenta un mix di mito, storia romana/messapica e barocco leccese, con una piccola porta laterale ora chiusa.
Leggende e Curiosità su Porta Rudiae
Dietro la grandiosità barocca di Porta Rudiae si nascondono racconti che si tramandano da generazioni. Se tendi l’orecchio mentre la attraversi al calar del sole, potresti quasi sentire l’eco di queste storie. La più affascinante è senza dubbio quella del Fantasma del Cavaliere Senza Nome. Si dice che nelle notti di tramontana, quando il vento fischia tra le decorazioni in pietra leccese, si possa scorgere l’ombra di un cavaliere che galoppa verso la porta. La leggenda narra che sia un messaggero proveniente dall’antica città di Rudiae, condannato a cercare l’ingresso di una città che non esiste più, trovando invece la “nuova” Lecce a sbarrargli il passo.
Il consiglio è quello di visita Porta Rudiae al tramonto. La pietra leccese ha la magica proprietà di assorbire la luce del sole e restituirla con un colore ambrato e caldo che rende le foto semplicemente incredibili.
Porta Rudiae non è solo un varco nel muro, ma il biglietto da visita di una Lecce che non dimentica le sue radici classiche pur celebrando lo sfarzo del Barocco. È il punto di partenza perfetto per una passeggiata che profuma di storia, pasticciotti appena sfornati e bellezza senza tempo.