Arriva la condanna a 3 anni di reclusione per un 47enne residente a Lequile (con precedenti penali), con l’accusa di avere ripetutamente picchiato, insultato e umiliato la ormai moglie. I fatti contestati si sarebbero verificati per oltre 15 anni, anche quando la donna era incinta e in presenza dei figli minori. Non solo, l’uomo era accusato di averla, in seguito, dopo la separazione, minacciata di morte (non solo lei, ma anche la figlia), con la complicità della nuova compagna. Quest’ultima è stata condannata a 5 mesi di reclusione.
Nelle scorse ore, il collegio giudicante (presidente Fabrizio Malagnino) ha inflitto una sentenza di condanna per entrambi. L’uomo rispondeva del reato di maltrattamenti, ma è stato assolto per episodi avvenuti dopo il mese di settembre del 2022, mentre la nuova compagna, una 51enne di San Cesario, era accusata di minacce gravi.
I fatti contestati dalla Procura si sarebbero verificati dal 2008 fino al 2023. L’uomo, in base alle indagini, scattate dopo la denuncia della vittima, picchiava, molto spesso sotto effetto di abuso di sostanze alcoliche e con scatti di morbosa gelosia, l’allora moglie. La donna veniva percossa anche quando era al settimo mese di gravidanza e in cura per minacce di aborto. Le violenze sarebbero avvenute, in alcune circostanze, in presenza dei due figli minori, come quando il padre scaraventò la madre contro l’armadio, costringendo i figli a ripararsi dietro un divano. L’uomo durante quei momenti di ira ingiustificati, inoltre, sfasciava i mobili di casa che gli capitavano sotto tiro. E metteva in atto una serie di comportamenti di morbosa gelosia, arrivando a minacciare il suicidio. E ancora a controllare i km percorsi in macchina dalla donna ed i contatti intrattenuti dalla stessa, perfino con i clienti (gestiva un’attività commerciale).
Infine, la notte del 22 novembre del 2023, secondo l’accusa, il 47enne avrebbe inviato messaggi minatori alla figlia (per questo episodio è stato assolto).
Sempre quella notte, la nuova compagna dell’uomo, avrebbe minacciato per telefono la minore e la madre della ragazza.
Gli imputati, assistiti dall’avvocato Angelo Terragno, potranno fare ricorso in Appello. Le motivazioni della sentenza si conosceranno nei prossimi 90 giorni.