Condanna all’ergastolo con isolamento diurno di sei mesi per il 58enne Albano Galati. È la pena inflitta oggi dalla Corte di Assise di Lecce (presidente Pietro Baffa, a latere Luca Scuzzarella e giudici popolari) per il presunto uxoricida accusato di avere ammazzato con oltre dieci coltellate, la moglie, la 49enne Aneta Danelczyk, di origini polacche, il pomeriggio del 16 marzo del 2024 a Taurisano. L’uomo rispondeva di omicidio volontario con l’aggravante della minorata difesa della vittima, ma anche del tentato omicidio della vicina di casa della moglie. Quest’ultima accusa è stata riqualificata in lesioni. Accolta dunque la richiesta di ergastolo del pm Luigi Mastroniani, formulata in un’altra udienza.
I giudici hanno disposto il risarcimento del danno in separata sede per i tre figli della vittima , parte civile con l’avvocato Francesca Conte e una provvisionale complessiva di 150mila euro.
I figli erano presenti in aula ed hanno assistito con commozione alla lettura del dispositivo.
Anche per la vicina di casa della vittima, parte civile nel processo con l’avvocato Roberto Bray, la Corte d’Assise ha disposto il risarcimento in sede civile e una provvisionale di 25mila euro.
E tra le varie pene accessorie, i giudici hanno disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto, ha invece sollevato la questione dell’incostituzionalità della pena dell’ergastolo, ma l’istanza è stata respinta dalla Corte d’Assise. Nel corso della discussione in aula, i legali hanno sottolineato come Galati non sia un “mostro” e hanno chiesto di escludere, tra le altre cose, l’aggravante della minorata difesa.
I legali potranno fare ricorso in Appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza, nei prossimi 60 giorni.
Albano Galati era presente in aula ed ha assistito all’udienza, poiché c’era stata l’autorizzazione allo spostamento dalla Casa Circondariale di Matera al carcere di Lecce. Non solo, ha rilasciato spontanee dichiarazioni sottolineando di ricordare poco di quanto accaduto. Ed ha sottolineato i gravi problemi di salute che lo hanno inflitto nel corso degli anni, sottolineando di aver sempre cercato di non fare mancare nulla alla sua famiglia.
Va detto che nel corso delle indagini la difesa depositò una consulenza di parte, in cui veniva sottolineato come Galati soffrisse del disturbo di amnesia.
In altre udienze, Albano Galati aveva rivolto un appello ai giudici, anche attraverso una lettera scritta di suo pugno, per chiedere il trasferimento nel carcere di Lecce, ma l’istanza era stata respinta.
In una precedente udienza, sono stati sentiti i tre figli. Due di loro hanno sottolineato che il padre picchiava ripetutamente la madre. È stata sentita anche la vicina di casa. Quest’ultima venne colpita sotto l’ascella nel tentativo di fare scudo con il corpo ad Aneta. La 49enne dopo essere stata ferita con un taglierino nell’abitazione, venne inseguita dal marito fino alla casa della vicina, e accoltellata a morte. Dopo l’omicidio, Galati, in base ad una testimonianza, si sarebbe recò in un bar, per consumare un whisky, con la faccia ancora sporca di sangue.
Come detto, il processo di primo grado si è concluso con la condanna all’ergastolo per Galati.