Inaugurazione dell’anno giudiziario 2026. L’intervento del presidente della Corte d’Appello


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La cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, come da prassi, si è svolta questa mattina presso l’aula magna “Vittorio Aymone” del tribunale di viale de Pietro, alla presenza delle più alte cariche istituzionali ed è stata aperta dall’intervento del presidente della Corte d’Appello, Roberto Maria Carrelli Palombi di Montrone, il quale si è soffermato sul valore della trasparenza finalizzata a consentire il controllo democratico sul funzionamento del sistema giustizia ed ha sottolineato come il Consiglio Giudiziario, chiamato ad esprimere un parere sulle proposte organizzative: “Non ha mai vissuto momenti di contrapposizione fondati su motivi di appartenenza correntizia”.

Il presidente ha aggiunto: “Ritengo di dover dedicare la parte centrale di questa relazione alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento e ciò in ragione delle ricadute che tale riforma, ove convalidata dal corpo elettorale, potrà portare al funzionamento della Giustizia e, in particolare, all’esercizio della giurisdizione in forma autonoma e indipendente, secondo il disegno delineato dalla Costituzione nel testo vigente”. Ed ha aggiunto: “Rinnoviamo, comunque tutti insieme, il nostro impegno a custodire la comune cultura della giurisdizione, perché da essa dipendono la credibilità delle Istituzioni e la fiducia nello Stato di diritto, con la certezza che il dialogo e la collaborazione siano la via maestra per una giustizia più giusta”.

E tracciando un bilancio dell’attività giudiziaria ha affermato: “Riguardo ai dati della Corte d’Appello… grazie allo sforzo profuso da magistrati e personale possiamo registrare un’inversione di tendenza nel senso che le pendenze in tutti i settori sono in diminuzione e l’indice di ricambio in aumento”. Ed ha affermato nel corso dell’intervento: “Anche quest’anno devo denunciare la gravissima situazione degli istituti penitenziari del distretto per via del sovraffollamento che tuttora si registra con numeri ben superiori alla presenza regolamentare ed a quella tollerabile con un ulteriore aggravamento rispetto alla situazione registrata lo scorso anno. Inoltre, ad un costante aumento della popolazione detenuta non corrisponde un proporzionale incremento del personale di Polizia Penitenziaria”.

Ha poi preso la parola il rappresentante del Csm Maurizio Carbone che ha affermato: “Un sistema affidato alla sorte crea squilibrio fra le componenti e penalizza il Csm e indebolisce il compito affidato dalla costituzione ed offende la categoria dei magistrati”.

Ha preso la parola Rosa Patrizia Sinisi delegata per il Ministero della Giustizia sottolineando: “saranno i cittadini ad esprimersi sulla riforma della giustizia al referendum”.

Ha preso poi la parola il nuovo procuratore generale di Lecce, Ludovico Vaccaro che ha sottolineato: “le rilevanti scoperture dell’organico sia dei magistrati che del personale amministrativo”.

Ed ha aggiunto, tracciando un bilancio dell’attività giudiziaria: “Continuano ad essere predominanti tra le attività criminali, sui territori di tutte e tre le province del distretto, lo spaccio ed il traffico di stupefacenti, i fenomeni estorsivi ed i reati in materia di armi ed esplosivi, spesso riconducibili a gruppi organizzati e aggravati dal metodo mafioso o dalla finalità agevolatrice di associazioni mafiose». Il procuratore ha sottolineato che: “Si conferma la vocazione imprenditoriale dei diversi clan presenti sul territorio. I proventi delle attività delittuose vengono riciclati sia attraverso i canali tradizionali delle attività commerciali ed imprenditoriali…. sia attraverso nuovi canali, quali il mercato delle criptovalute attraverso piattaforme collegate a stati esteri non sempre pronti o disponibili a collaborare con l’autorità giudiziaria italiana. L’evoluzione dei sistemi di comunicazione favorisce i rapporti delle mafie locali con gli storici gruppi mafiosi e le organizzazioni straniere, tra cui quelle albanesi, che continuano ad essere le principali fonti di approvvigionamento dello stupefacente. Il contrasto a queste attività delittuose è avvenuto non solo attraverso gli strumenti del procedimento penale…ma anche attraverso le misure di prevenzione, sia di carattere personale che di carattere patrimoniale”.

E quanto, infine, alla criminalità minorile, ha affermato: “si registra un aumento dei reati commessi con l’impiego della violenza, anche brutale, in danno della persona, spesso in assenza di motivi o per futili motivi, sia da singoli individui che da gruppi di minorenni. Si è registrato, inoltre, un aumento dei reati in materia di stupefacenti e dei delitti di violenza sessuale e in materia di pedopornografia commessi mediante materiale scaricato da internet e condiviso in chat, spesso commessi da soggetti tredicenni e quattordicenni. Sono da segnalare ripetuti episodi di bullismo e condotte di lesioni e molestie caratterizzate dalla assoluta gratuità ed accompagnate da aggressioni e giudizi offensivi ed oltraggiosi nei confronti delle forze dell’ordine. Preoccupa non poco l’abbassamento della età di commissione dei reati”.

E soffermandosi sulla “questione giustizia”: “Rifiutiamo la rappresentazione – e respingiamo al mittente l’accusa – di una magistratura come una casta che gode di privilegi ed abusa del suo potere e delle sue funzioni. Rifiutiamo con decisione, poi, la rappresentazione di una magistratura che non collabora nell’assicurare la sicurezza dei cittadini”. Si è poi soffermato su un altro punto della riforma che sarà sottoposto a referendum: “Si sostiene che il giudice come arbitro del processo non possa appartenere alla stessa carriera del pubblico ministero, perché questo lo renderebbe più propenso ad accogliere le richieste della pubblica accusa. I dati statistici smentiscono decisamente questa illazione: le percentuali di assoluzione in dibattimento la dicono lunga sulla indipendenza e autonomia di giudizio dei magistrati giudicanti rispetto a quelli requirenti”.