Si è avvalso della facoltà di non rispondere, il cardiologo in servizio presso il Poliambulatorio Asl dell’ex Vito Fazzi di Lecce, accusato di aver dato vita ad una sorta di sistema sanitario “parallelo”, gestito all’interno delle strutture pubbliche, ma a fini puramente privati, con la complicità di un’infermiera. Entrambi, va detto, sono stati raggiunti martedì mattina, da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, a firma del gip Giulia Proto, su richiesta del pm Maria Vallefuoco. Sono accusati a vario titolo, delle ipotesi di reato di peculato, falso ideologico, accesso abusivo a sistema informatico e truffa aggravata ai danni dell’Asl.
Nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia di oggi, davanti al gip Proto, presso il tribunale di Lecce, Massimo Trianni, 70enne di Taviano, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Anche l’infermiera, una 55enne, ha fatto la stessa scelta.
Trianni è difeso dagli avvocati Luigi Covella e Francesco Zompì. Invece, l’infermiera è difesa dall’avvocato Fabio Zeppola.
Ricordiamo che il medico potrà chiedere di essere ascoltato più avanti, dopo che i suoi legali, nominati soltanto in queste ore, avranno avuto la possibilità di esaminare attentamente il fascicolo d’indagine, considerando il poco tempo avuto a disposizione fino a d’ora.
L’operazione è nata dall’attento monitoraggio sulle attività libero-professionali intramoenia – avviata a metà del 2025, per quasi un anno, dal Comando tutela della salute di Roma. Secondo l’ipotesi accusatoria, i due indagati avrebbero organizzato un sistema di visite che venivano effettuate utilizzando locali e attrezzature pubbliche, ma senza passare dal Cup, (Centro unico di prenotazione). I pazienti, difatti, pagavano direttamente a loro, le prestazioni che non venivano registrate ufficialmente.
Si parla di una cifra complessiva vicina ai 52mila euro, che comprendeva non solo i compensi riscossi indebitamente dai pazienti, ma anche le indennità di esclusività percepite dal medico.
Oltre al danno economico, in base all’inchiesta del Nas, il sistema parallelo avrebbe contribuito ad alterare il corretto funzionamento delle liste d’attesa, sottraendo tempo e risorse alla sanità pubblica a vantaggio di chi era disposto a pagare in contanti.