La pasta di mandorla è la regina delle feste. La tradizione delle Benedettine


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Ci sono tradizioni che non hanno bisogno di essere spiegate, perché vivono nel cuore prima ancora che nella memoria. Tornano ogni anno, puntuali, come un richiamo gentile: il freddo dell’inverno, le luci che si accendono nelle strade, il silenzio delle case che si riempiono di attesa. A Lecce, il Natale ha un profumo preciso e inconfondibile: quello della pasta di mandorla. Un profumo che sa di sacro e di quotidiano, di mani sapienti e di fede, di zucchero e di storia.

Non c’è Natale senza pasta di mandorla. E a Lecce, puntuale come una preghiera sussurrata a dicembre, resta intramontabile l’antica usanza di acquistare lo squisito dolce dalle suore. Un rito dal forte sapore spirituale e gastronomico.

Cominciamo col dire che è la cosa più buona che esista. Sì, tra tutti i dolci e le bontà mangerecce delle feste di fine anno la pasta di mandorla sta al primo posto. Ovviamente parliamo del pesce che rappresenta il Cristo (ICTUS – Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), e che teologicamente riassume i simboli e i significati del Natale.

La nascita di Gesù è corredata da una serie di manifestazioni esteriori, soprattutto legate all’ambito del focolare domestico. Tra queste ci sono le tradizioni culinarie, e quelle della pasticceria artigianale. I panettoni, i purceddhuzzi, e sua maestà la pasta di mandorla.

Le suore di Lecce e l’antica tradizione della pasta di mandorla

A Lecce la tradizione fa tappa in piazzetta Conte Accardo, dove sorge il monastero delle Benedettine, specializzate nelle realizzazione di pasta di mandorla che, sotto forma di pesce, viene acquistato dai cittadini per essere regalato e consumato il giorno di Natale o nei giorni successivi di festa, fino all’Epifania e anche dopo. Perché certe tradizioni non hanno una data di scadenza. Da secoli le suore realizzano la pasta di mandorla seguendo una sapienza antica, fatta di pochi ingredienti e molta pazienza. Una ricetta custodita come una preghiera.

Finché ci sarà qualcuno disposto ad aspettare, a credere, a ricordare, a Lecce il Natale continuerà a sapere di mandorla. E forse è proprio questo il suo valore più grande: ricordarci che il Natale non è ciò che cambia, ma ciò che resta.