Arrivano 7 condanne al termine del processo con rito ordinario su un maxi giro di prostituzione tra l’Italia e la Bulgaria con epicentro nel Salento, che aveva portato a ben 22 arresti nel marzo del 2024.
La Corte d’Assise di Lecce (presidente Pietro Baffa), presso l’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, ha inflitto le seguenti pene: Linchko Samuilov (26enne): 8 anni di reclusione; Yanchev Yanek Antov (32 anni): 5 anni di reclusione; Danailov Ivan Georgiev (36 anni): 4 anni e 9 mesi di reclusione; Kiril Aleksandrov (28 anni): 4 anni di reclusione, ma assoluzione dal reato di estorsione; 3 anni di reclusione a Mitkova Milena Yancheva (30 anni). Sono tutti di origini bulgare. E poi, 2 anni e 3 mesi di reclusione e Luigi Ferrari (53 anni, di Porto Cesareo): 1 anno e 4 mesi (pena sospesa) a Roberto Re (84 anni, di Neviano).
La Corte ha escluso la riduzione in schiavitù e tratta di persone, ma ha riconosciuto lo sfruttamento aggravato. E per Yanchev Yanek Antov e Mitkova Milena Yancheva è stata riconosciuta l’associazione a delinquere, ma escluso il ruolo di promotori.
Per alcune ipotesi di reato è scattata la riqualificazione, mentre per altre si è avuta l’assoluzione. I legali della difesa potranno proporre ricorso in Appello.
Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati: Luigi Corvaglia, Luca Puce, Simone Viva, Cosimo d’Agostino.
I precedenti giudiziari e i reati contestati
Nel novembre dello scorso anno, al termine del rito abbreviato, il gup Stefano Sala aveva già condannato altri imputati, tra cui il presunto capo dell’organizzazione Yanchev Anto Antov (19 anni di reclusione). Altre tre persone avevano precedentemente patteggiato una pena di 2 anni e 10 mesi.
Le indagini, avviate nel maggio 2021 e condotte dalla Questura di Lecce, sono state coordinate dalla pm Giovanna Cannarile (DDA) e dalle colleghe Erika Masetti e Rosaria Petrolo. Il centro operativo si trovava a Lecce, con episodi contestati anche a Surbo, Trepuzzi e Sannicola.
Dall’inchiesta sono emersi dettagli drammatici, tra cui video che ritraggono una bambina di quattro anni costretta a servire cocaina e donne picchiate e minacciate per costringerle a prostituirsi sulla statale Gallipoli-Lecce in qualsiasi condizione climatica. L’attività contava anche sul supporto di cittadini italiani che ne agevolavano lo sfruttamento.





