Quattordici condanne e tre assoluzioni: è questa la richiesta formulata dalla Procura Distrettuale Antimafia nel processo con rito ordinario che vede imputati i presunti affiliati al clan della Scu, appartenenti alla frangia Pepe-Penza-Gagliardi. Le accuse, a vario titolo, spaziano dall’associazione per delinquere di stampo mafioso al traffico di droga, fino al riciclaggio e all’autoriciclaggio.
Nel corso dell’odierna udienza, il pubblico ministero della DDA Giovanna Cannarile, dinanzi al collegio dei giudici presieduto da Fabrizio Malgnino, ha invocato pesanti condanne per gli imputati.
Le richieste di pena della DDA
Alexander Carlà, 26 anni, Chiara Carlà (di Lecce), Andrea Giuseppe De Mitri, 50 anni (di Copertino) e Bledar Ristla (residente a Valona): 1 anno e 6 mesi ciascuno.
Antonio Baldari, ex commercialista 44enne di Gallipoli e residente a Lecce: 6 anni e 9 mesi di reclusione;
Antonio Alvaro Montinari, 54 anni, di Lecce: 13 anni di reclusione;
Pasquale Conte, 36 anni, residente ad Aradeo: 8 anni di reclusione;
Donato Donadei, 62 anni, di Parabita: 6 anni e 8 mesi di reclusione;
Vito Penza, 39 anni, residente a Lecce: 4 anni e 6 mesi di reclusione;
Pierluigi Penza, 74 anni, di Lecce: 3 anni di reclusione;
Anna Lorena Lubelli, 65 anni, di Lecce: 2 anni e 9 mesi di reclusione;
Giuliana Santarcangelo, 51 anni, di Policoro (Matera) e Nicoletta Stanga, 38 anni, di Lecce: 2 anni e 8 mesi di reclusione;
Barbara Gaetani, 51 anni, di Lecce: 1 anno e 8 mesi di reclusione;
Alexander Carlà, 26 anni, Chiara Carlà (di Lecce), Andrea Giuseppe De Mitri, 50 anni (di Copertino) e Bledar Ristla (residente a Valona): 1 anno e 6 mesi ciascuno.
La pubblica accusa ha invece richiesto l’assoluzione per Pier Andrea Bajalica (47 anni, di Lecce), Fiorella Pantaleo (48 anni, di Lecce) e Gian Luca Marco Pantaleo (57 anni, residente a Lizzanello).
Gli affari illeciti e il riciclaggio internazionale
Secondo l’impianto accusatorio sostenuto dalla magistratura antimafia, l’organizzazione criminale era in grado di movimentare centinaia di migliaia di euro. Un flusso di denaro imponente alimentato non solo dal traffico di stupefacenti, ma anche da attività estorsive e di controllo economico: dal recupero degli oli esausti alla gestione occulta di servizi di guardiania, pub, ristoranti, negozi e palestre dislocati a Lecce e provincia.
In questo sistema economico-finanziario illecito, un ruolo chiave sarebbe stato ricoperto dall’ex commercialista Antonio Baldari (autosospesosi dall’ordine professionale). L’accusa sostiene che il professionista gestisse in prima persona o tramite prestanome gli interessi finanziari del clan, architettando trasferimenti di ingenti somme di denaro all’estero ed eludendo sistematicamente i controlli antiriciclaggio.
Il contesto giudiziario e le prossime tappe
Il troncone con rito ordinario arriva dopo i pesanti verdetti registrati nei mesi scorsi per l’altro filone processuale. Il maxiprocesso con rito abbreviato – che aveva riunito le risultanze delle imponenti inchieste antimafia Sud-Est e Lockdown sotto la supervisione del gup Stefano Sala – si era concluso con 128 condanne (con pene comprese tra i 9 e i 20 anni di reclusione) per un totale di circa 850 anni di carcere e 17 assoluzioni su 143 imputati complessivi. Tra i condannati di quel troncone figuravano i vertici del sodalizio, tra cui Santo Gagliardi e Antonio Marco Penza, entrambi condannati a 20 anni di reclusione.
Il dibattimento attuale proseguirà nell’udienza fissata per l’11 novembre, data in cui prenderanno la parola i difensori degli imputati. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Mariangela Calò, Anna Inguscio, Pantaleo Cannoletta, Roberto De Mitri Aymone, Luca Laterza, Giuseppe De Luca, Francesca Conte e Laura Minosi.





