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Lecce perde un pezzo di cuore: addio all’edicola storica di via XXV Luglio, la fine di un’epoca

I ricordi di Valeria De Vitis, operatrice culturale salentina e responsabile del Gabinetto Letterario, cresciuta tra i giornali del nonno Umberto, l'ultimo degli strilloni.

by Redazione
1 Novembre 2026 13:05
in Attualità
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Ci sono luoghi che non sono mai stati soltanto semplici punti di passaggio o meri esercizi commerciali. Erano punti cardinali della memoria di una città, bussole emotive e sociali attorno alle quali si organizzava la vita quotidiana di un’intera comunità. Ne sa qualcosa Lecce, che nei giorni scorsi ha visto smantellare e rimuovere definitivamente la storica edicola situata all’angolo tra via XXV Luglio e via Fazzi, nel cuore pulsante del centro storico, a due passi tra il mastodontico Castello Carlo V e la scenografica Piazza Sant’Oronzo.

Con la rimozione di quel chiosco non si è chiusa soltanto un’ attività, non si è abbassata soltanto una saracinesca: è stato cancellato per sempre un pezzo indelebile di storia leccese.

Da “ultimo strillone” all’edicola: le radici di un sogno

Per comprendere il valore di quel luogo bisogna tornare indietro fino al 1940, anno in cui Umberto De Vitis decise di piantare la prima radice di questa avventura familiare e cittadina. Umberto non era un edicolante qualunque: per tutti in città era “l’ultimo degli strilloni“. Prima di stabilirsi in un chiosco, infatti, percorreva le strade del centro vendendo i quotidiani a voce spiegata, annunciando le notizie con il fiato nei polmoni e l’energia di un’epoca in cui l’informazione viaggiava a piedi.

La prima sede dell’edicola nacque proprio di fronte al Castello Carlo V. Da struttura originale in legno, l’edicola si trasformò col tempo in un chiosco in metallo. Successivamente, per disposizione del Ministero dei Beni Culturali, fu spostata nella posizione che tutti i leccesi hanno imparato ad amare, all’angolo con via Fazzi.

Nel 2000, nel pieno del fermento che stava trasformando Lecce in una capitale d’arte e turismo riconosciuta a livello internazionale, la struttura fu rinnovata ancora una volta. Nacque così un chiosco dall’impronta artistica, perfettamente integrato nell’opera di abbellimento e valorizzazione dell’area urbana. A firmare quel progetto fu Antonio De Vitis, figlio del fondatore Umberto e fratello di Giuseppe, quest’ultimo storico e ultimo erede alla guida dell’edicola.

Il teatro della quotidianità: tra la Chiazza cuperta e i professionisti

Per decenni, quell’angolo di strada è stato un microcosmo vivo e rumoroso. La clientela dell’edicola rispecchiava l’anima poliedrica di Lecce: da un lato i professionisti della città, per i quali il quotidiano del mattino era un rito irrinunciabile prima di entrare in studio; dall’altro le tante signore dirette alla vicinissima Chiazza cuperta, la celebre piazza coperta in ferro posizionata alle spalle del Castello, centro nevralgico del commercio e della vita popolare di allora.

Mentre andavano a fare la spesa tra i banchi del mercato, le donne si fermavano all’edicola De Vitis per acquistare gli immancabili fotoromanzi o il popolarissimo TV Sorrisi e Canzoni. Ogni acquisto era scandito da un saluto, un sorriso, uno scambio di battute sulla vita cittadina.

La palestra di vita di Valeria De Vitis

A custodire con maggiore commozione ed emozione questo patrimonio di ricordi è Valeria De Vitis, operatrice culturale leccese e responsabile del Gabinetto Letterario di Lecce, nonché nipote del fondatore Umberto.

Per Valeria, quell’edicola non è mai stata soltanto l’attività di famiglia, ma il luogo in cui si è formata la sua stessa identità. Tutte le domeniche mattina, fin da bambina, il padre la portava al chiosco per dare una mano. È tra quelle pareti ricoperte di carta stampata che è nato il suo amore viscerale per la lettura, per i libri e per le storie.

Ma l’edicola è stata anche la sua prima scuola di vita e di relazioni umane. Lì Valeria ha imparato l’arte dell’ascolto e del contatto con la gente: scambiare due parole, condividere una riflessione prima ancora di consegnare il giornale. E non solo: per la piccola Valeria quel chiosco è stato persino la prima palestra di educazione finanziaria, tra il gestire la cassa, incassare le monete e calcolare accuratamente i resti.

Un vuoto nella città

Con la chiusura e la scomparsa dell’edicola si spegne un punto di aggregazione unico, un luogo di familiarità autentica dove la Famiglia De Vitis accoglieva, con la stessa calore e naturalezza, sia i concittadini di sempre – che per decenni si sono dati appuntamento dicendosi «ci vediamo domattina all’edicola di Giuseppe» – sia i tantissimi turisti di passaggio affascinati dalla bellezza del barocco leccese.

In fondo, chi di noi, passando davanti a un’edicola, non ha provato almeno una volta un pizzico di sana invidia per l’edicolante? C’era qualcosa di magico nell’idea di una persona circondata ogni giorno da tutti i giornali, le riviste e i libri del mondo, con la possibilità di sfogliarli e leggerli prima di chiunque altro.

Oggi quell’angolo tra via XXV Luglio e via Fazzi appare più vuoto, più freddo. La struttura non c’è più, ma le storie, le voci e le pagine sfogliate all’edicola De Vitis continueranno a vivere nella memoria collettiva di Lecce e di chi, in quel piccolo chiosco, ha trovato per anni un punto di riferimento, una chiacchiera amica e l’amore per la cultura.

Tags: curiosita
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