Di Romualdo Mazzocco, esperto di Genio Italico
Ieri abbiamo celebrato la straordinaria impresa di un ragazzo emiliano -sino a poco tempo fa, complice anche la giovane età, sconosciuto ai più- che ha vinto il mondiale di Formula1, un’era geologica dopo l’ultima vittoria di un pilota italiano, altro figlio di quella Motor Valley emiliana che il mondo intero ci invidia.
Per vincere il mondiale, però, Kimi Antonelli non guidava una macchina italiana, bensì una Mercedes. Per chi conosce il settore, il sodalizio tra il Genio Italico e la casa automobilistica tedesca non è nuovo. Si deve ad un altro designer italiano, Bruno Sacco (a proposito di sconosciuti…), il rilancio della Mercedes negli anni Ottanta. Alla sua matita si devono alcuni modelli che hanno evitato la chiusura della casa di Stoccarda, ma in Italia non lo conosce nessuno.
Con Antonelli si ripete un fenomeno ormai ricorrente e periodico: il Genio Italico per vedere riconosciuto il proprio valore deve andare all’estero o dall’estero deve arrivare qualcuno che lo valorizzi e gli consenta di esprimersi ai livelli che merita.
Resta sempre tristissimo celebrare il successo di uno di noi, solo grazie al fatto che qualcuno -in un’altra parte del mondo- ha deciso di scommettere su quel Genio Italico immortale che tanto ha contribuito al progresso dell’Umanita’…






