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Corone d’alloro alla Maturità: se il diploma diventa una festa di laurea (ma con anni di anticipo)

Corone d’alloro e servizi fotografici: oggi l'esame di Maturità si festeggia come una laurea. Esagerazione social o ha ragione la Gen Z? Un confronto generazionale.

by Redazione
23 Giugno 2026 9:03
in Attualità
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Una volta funzionava più o meno così, secondo un copione non scritto… ma rigidissimo. Uscivi dall’esame di Maturità dopo aver fatto l’orale stanco, emotivamente svuotato e con l’incrollabile certezza di non voler più vedere un libro per almeno tre mesi. Fine della cerimonia, sipario. Nessuna scena finale. Nessun applauso. Solo il rumore dei passi e una strana sensazione, fatta di libertà e disorientamento.

Oggi, invece, basta passare davanti a una scuola durante gli esami per rendersi conto che qualcosa è cambiato. Fuori dai cancelli sono comparse corone d’alloro, bouquet, completi eleganti, palloncini, genitori emozionati e amici pronti a immortalare la scena per postarla nelle stodie di Instagram, sempre che non sia stato previsto un servizio fotografico professionale. Qualcuno ironizza: “Sembra una laurea”. Non lo è, ma resta un traguardo importante, conquistato e condiviso sui social, come le nuove generazioni sono abituate a fare con ogni pezzetto della loro vita. Il diploma è sempre lo stesso. Sono cambiati i riflettori. E, forse, anche la scenografia.

“Ai miei tempi…”: il pragmatismo dei Boomer e la filosofia della pacca sulla spalla

Chi ha superato gli “anta” (e guarda alla maturità con gli occhi della nostalgia) di solito commenta queste scene da film con una certa curiosità e con un pizzico di ironia. La frase più gettonata resta sempre la stessa: “Ai miei tempi era diverso”. Ed era diverso davvero. Chi usciva dall’esame festeggiava con una pacca sulla spalla, una stretta di mano dei professori, una cena in famiglia e la solita frase che voleva essere un complimento, ma spesso suonava come un richiamo all’ordine: “hai fatto metà del tuo dovere”. Una filosofia che aveva il suo fascino: piedi per terra, poche moine e molto pragmatismo. Non perché quel pezzo di carta sudato fosse meno importante, ma perché c’era quasi il timore di soffermarsi troppo sui risultati ottenuti. Raggiunto un traguardo, siamo siamo stati educati a passare immediatamente al prossimo obiettivo, qualunque esso sia. Non era concesso il lusso di guardarsi indietro. Ma non è detto che quel modo di pensare (e festeggiare) fosse migliore o peggiore. Era semplicemente un’epoca diversa.

E se la Gen Z avesse ragione? Il valore di sapersi fermare

Le nuove generazioni condividono tutto: viaggi, compleanni, concerti, cene, successi e fallimenti. Era quasi inevitabile che anche la Maturità finisse per diventare un momento da raccontare, fotografare e pubblicare sui social. E qui nasce il dibattito. Qualcuno si chiede se non si stia perdendo il senso delle proporzioni di fronte a tanto sfarzo scolastico. È una domanda legittima, ma è altrettanto legittimo ricordare che ognuno è libero di celebrare un momento importante come meglio crede. Se una corona d’alloro e una foto ricordo rendono felice un ragazzo o una ragazza, difficilmente il sistema scolastico nazionale ne risentirà.

La Gen Z, con tutti i suoi filtri e le sue contraddizioni, sembra aver recuperato una capacità che molti adulti hanno dimenticato: fermarsi un attimo, guardarsi indietro e riconoscere la strada percorsa. Godersi il momento.

In un mondo in cui corriamo continuamente verso il prossimo obiettivo, forse fermarsi a festeggiare ogni tanto non è nemmeno una cattiva abitudine. E, a pensarci bene, non è la peggiore delle idee. E chissà: forse tra vent’anni saranno proprio i ragazzi di oggi a guardare le nuove generazioni e a dire, sorridendo, “ai miei tempi era diverso”.

Tags: esami-di-maturitaesami-maturitamaturità
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