Il veliero di San Giovanni (o San Pietro), un’antica tradizione popolare per predire il futuro

La Barca di San Giovanni è una antica tradizione popolare, un rito che con acqua e albume dovrebbe mostrare il futuro.

Un contenitore trasparente, acqua e albume d’uovo… No, non è l’inizio di una ricetta, ma gli ingredienti di una tradizione popolare antichissima che si ripeteva, anno dopo anno, la notte di San Giovanni. Solo il 23 giugno, non prima e non dopo, andava in scena un rito per scoprire che professione farà la tua anima gemella, conoscere cosa riserverà il futuro o sapere come andrà il raccolto. Tutto nascosto nel responso del veliero di San Giovanni, un “miracolo casalingo” che veniva usato a mo’ di oracolo.

C’è stato un tempo, nemmeno molto lontano, in cui era diffusa la credenza che legava la buona o cattiva sorte alla “apertura” delle vele. Oggi è un fenomeno social, con centinaia e centinaia di post condivisi su Instagram per raccontare il risultato di un esperimento che ha origini antiche, antichissime.

Ma come funziona esattamente? La preparazione è semplice: la sera del 23 giugno, e solo in questo giorno, si riempie di acqua un contenitore di vetro trasparente, dove si lascia cadere l’albume di un uovo. Il recipiente deve essere lasciato tutta la notte in giardino o sul balcone fino ai primi tiepidi raggi del sole. All’alba del 24 giugno ecco il responso della barca di San Giovanni o di San Pietro se, come accade in alcune regioni, va in scena il 28 giugno, la vigilia di San Pietro.

L’albume avrà creato una struttura che ricorda le vele di una barca o una cattedrale. O meglio, cultura popolare vuole che sia San Giovanni a “disegnare” la forma soffiando nel contenitore. Sulle vele, come detto, è scritto come andrà l’annata o il proprio destino.

Il fenomeno scientifico

Alla base della tradizione popolare esiste un fenomeno scientifico: le vele sono originate dalle variazioni termiche tra il giorno e la notte, tipiche del primo periodo estivo. Il freddo-umido della notte fa variare la densità dell’albume che, da simile all’acqua, aumenta leggermente, cadendo sul fondo del contenitore di vetro. Il fondo a sua volta, a contatto con il calore immagazzinato dal suolo, fa risalire le molecole d’acqua verso l’alto, attraverso dei piccoli moti convettivi, creando le vele (o le guglie) di albume. Infine, nelle prime ore del mattino si aggiunge un altro effetto: l’albume si riscalda nuovamente e sale verso l’alto, facendo così aprire le vele.

Questa la spiegazione, ma c’è qualcosa di ‘magico’ nel poter osservare (e interpretare) un risultato, che non è mai uguale ad un altro.