Finisce sotto processo per omicidio, davanti alla Corte d’Assise di Lecce, il 22enne di Racale, Filippo Manni, matricida reo confesso. Uccise la madre Teresa Sommario, con un’ascia da boyscout del fratello, dopo un rimprovero in casa, nel giugno dello scorso anno. Il processo si aprirà il 15 dicembre, nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola.
Oggi il gup Giulia Proto ha rinviato a giudizio l’imputato (presente in aula), al termine dell’udienza preliminare, accogliendo l’istanza del pm Simona Rizzo. Sempre in giornata, il giudice ha respinto una questione di legittimità costituzionale avanzata nella scorsa udienza, con cui il legale di Manni, l’avvocato Rocco Alagna del Foro di Bologna, chiedeva il rito abbreviato per “soggetto incapace”. Va detto che Manni, all’esito di una perizia psichiatrica che era stata precedentemente disposta ed affidata ad uno specialista dal gip Valeria Fedele, era risultato affetto da vizio parziale di mente, ma capace di stare in giudizio.
Da tempo il ragazzo ha lasciato il carcere, dov’era detenuto dopo il decreto di fermo, ed è agli arresti domiciliari in una Crap (Comunità Riabilitativa Assistenziale Psichiatrica). Il 22enne, al termine dell’interrogatorio, durante l’udienza di convalida, presso il carcere di Borgo San Nicola, confermò in lacrime davanti al giudice di avere ucciso la madre dopo un rimprovero, affermando di averla prima colpita al petto, mentre era seduta alla scrivania nello studio. L’omicidio avvenne in via Toscana, intorno alle 14, del mese di giugno del 2025, a Racale, dopo una lite in famiglia, sfociata nel sangue. La vittima, una stimata dipendente della Cnh, è l’ex moglie dell’assessore ai lavori pubblici, Daniele Manni. Le indagini vennero eseguite dai carabinieri del nucleo operativo di Lecce, dai colleghi del Nor di Casarano e della compagnia di Racale.






