Una svolta decisiva è arrivata nelle ultime ore nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Antimo Mazzotta, il pensionato di 78 anni tragicamente trovato senza vita lunedì scorso all’interno di un pozzo artesiano, situato nel cortile della sua abitazione a Torre Rinalda, marina di Lecce.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo, guidati dal tenente colonnello Cristiano Marella, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto, Emmanuel Greco, un uomo di 32 anni originario di Surbo, di professione idraulico, ritenuto il presunto autore del grave fatto di sangue, come disposto dal pm Luigi Mastroniani. L’uomo, nel corso dell’interrogatorio, davanti al pm si èavvalso della facoltà di non rispondere, assistito dagli avvocati Federico Martella e Francesco Martinese. Dovrà comparire nelle prossime ore, dinanzi al gip Luca Scuzzarella per l’udienza di convalida del fermo.
Il movente: una controversia economica per 300 euro
Secondo le prime risurgenze investigative, alla base del delitto vi sarebbe un movente di natura economica. Più precisamente, il diverbio sarebbe scaturito da una riparazione idraulica insoddisfacente: la vittima pretendeva la restituzione dei 300 euro spesi per un intervento mai ultimato o non andato a buon fine.
Al termine di un prolungato interrogatorio, il trentaduenne è stato associato presso la casa circondariale di Lecce, a disposizione dell’autorità giudiziaria inquirente, con la pesante accusa di omicidio volontario. Un contributo importante per indirizzare gli inquirenti verso la soluzione del caso è arrivato anche dalla testimonianza chiave di una persona informata sui fatti.
I sopralluoghi e il recupero dell’arma
La pressione investigativa sul territorio non si era mai fermata. Già nella giornata di ieri, i militari dell’Arma, supportati dai vigili del fuoco, erano tornati nel villino di via Torre San Giovanni per effettuare un accurato e meticoloso sopralluogo. Durante le operazioni, i caschi rossi avevano ispezionato a fondo la cavità sotterranea alla ricerca dell’arma del delitto, mentre gli investigatori setacciavano l’area alla ricerca di elementi chiave allora mancanti, tra cui il portafoglio dell’anziano e il sistema di videosorveglianza (il dispositivo di registrazione delle telecamere).
Successivamente, grazie al prosieguo delle attività investigative e ai riscontri sul campo, i carabinieri sono riusciti a individuare e recuperare la pistola, tassello fondamentale per chiudere il cerchio attorno al presunto responsabile. Le indagini proseguono senza sosta per definire con esattezza la dinamica dei fatti e accertare ogni eventuale responsabilità accessoria.






