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Rifiuti tombati nella discarica di Burgesi: il giudice dispone l’archiviazione

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 12:29
in Cronaca
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Si conclude con l'archiviazione del procedimento, l'inchiesta sui presunti rifiuti tombati nella discarica ugentina di Burgesi. Il gip Vincenzo Brancato ha, dunque, accolto la richiesta della Procura. Nel decreto di archiviazione, il giudice si sofferma anzitutto sul reato di trasporto, intermediazione e smaltimento di rifiuti illeciti senza la dovuta autorizzazione, commesso fino al 2003, da Gianlugi Rosafio in concorso con altre persone. Tali illeciti risulterebbero oramai prescritti o già "coperti da giudicato". Invece, continua il giudice, le ipotesi accusatorie di inquinamento e disastro ambientale, all'epoca in cui svolsero i fatti, non erano "sanzionati dalla legislazione all'epoca vigente". Infatti non vi era ancora la legge 68/2015 e i suddetti reati non sarebbero dunque ipotizzabili, "non essendosi ancora verificati gli eventi tipici contemplati da dette norme incriminatrici e, comunque, i relativi fatti mai erano sanzionati all'epoca vigente."

Ad ogni modo, l'allarme inquinamento nella discarica ugentina di Burgesi, dismessa a partire dal 2009, è ritornato tristemente d'attualità nelle settimane scorse. La Procura leccese avrebbe chiesto agli enti interessati di bonificare il sito per la possibile presenza di rifiuti speciali e pericolosi. La richiesta, in considerazione di un elevato rischio ambientale, è stata avanzata al ministero dell’Ambiente, alla Regione ed al Comune di Ugento. Adesso dovranno essere adottate le misure necessarie a mettere in sicurezza l'area.

Si fa riferimento alle dichiarazioni rese fra il 2014 e il 2015 dal "grande accusatore" Gianluigi Rosafio, nell'ambito dell'inchiesta sull'affare rifiuti che coinvolge l' Ato Lecce 2. Nove persone tra cui il politico Silvano Macculi rischiano il processo per le presunte tangenti in cambio di assunzioni. Rosafio avrebbe indicato la presenza di fusti di policlorobifenili. Tali rifiuti sarebbero stati smaltiti illegalmente nei primi anni del Duemila nella discarica di Burgesi. Per trovare un riscontro alle parole dell'imprenditore 42enne di Taurisano, la Procura ha poi disposto accertamenti riguardanti lo stato ambientale del terreno su cui sorge la discarica. Sono emerse dall'analisi del percolato, tracce di Pbc che per fortuna non avrebbero intaccato la falda. 

Rosafio nel processo d'Appello bis sullo scandalo rifiuti nel Basso Salento, è stato condannato  a soli 6 mesi per minacce aggravate. È dunque caduta l'aggravante del metodo mafioso ed è intervenuta la prescrizione del reato di smaltimento illecito. Il primo processo di Appello, annullato con rinvio dalla Cassazione, si era concluso, con la condanna a 4 anni e 6 mesi dell'imprenditore, gestore di fatto delle ditte “Rosafio Rocco Servizi ambientali” e “Rosafio srl”.

Tags: discarica-burgesi
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