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​Dopo l’odissea di una disabile al concerto di Alessandra Amoroso arriva un’altra denuncia: ‘a noi nessuno risponde su Ligabue’

by Redazione
1 Agosto 2017 16:38
in Moda, Musica e...
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Quando si tocca un argomento “delicato” come può essere una storia di discriminazione è normale che si inneschi un meccanismo che porta a dire «anche a me è successo». Come se un caso che fa rumore dia ad altre persone il coraggio di raccontare quello che hanno passato e continuano a passare. È stato così dopo la notizia dell’odissea vissuta da una 35enne affetta da tetraparesi spastica distonica durante il concerto di Alessandra Amoroso. La tappa in terra barese del ‘Vivere a Colori tour’ si è trasformata in un incubo ad occhi aperti per la donna, colpevole soltanto di aver desiderato assistere al live della sua beniamina come qualsiasi altro fan che ha affollato Palaflorio.
  
«Immaginiamo bene cosa abbia provato Rossella, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle in altre occasioni» ci scrive una nota associazione leccese che si occupa di disabilità che ha voluto sposare l’appello lanciato dalla 35enne agli artisti che spesso dimenticano che ci sono persone ‘diversamente abili’ che hanno voglia di divertirsi ai concerti, ma non possono farlo vuoi perché vengono relegati in un angolo da cui è impossibile vedere il palco, vuoi  perché qualcosa nella macchina organizzativa si inceppa.
 
L’associazione per dimostrare – qualora ce ne fosse ancora bisogno – le difficoltà che quotidianamente si incontrano quando si decide di partecipare ad un evento ci ha raccontato un episodio singolare: «Vogliamo andare al concerto di Ligabue – scrivono due rappresentanti – ma stiamo assistendo ad un rimpallo delle due società che dovrebbero occuparsi dell’organizzazione che ha dell’assurdo. Una ci dice di scrivere all’altra, ma allora a chi dobbiamo rivolgerci per comprare i biglietti in una delle date ancora disponibili?».
  
«La prima richiesta di informazioni per l'acquisto risale al 9 ottobre, sono passati 16 giorni e ancora non siamo riusciti a capire a chi indirizzarsi!». La sensazione – ammettono – è che il gioco serva solo a prendere tempo, per poi comunicare che non ci sono più posti disponibili. 
 
«Speriamo – concludono – che non si perda altro tempo e che si tenga conto delle numerose richieste provenienti dalle persone con ridotta mobilità che devono poter godere dello spettacolo alla stessa stregua di chi può accedere liberamente».

Tags: disabilita
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