Di Cosimo Durante
Presidente GAL Terra d’Arneo
Dalle lotte contadine per conquistare la terra alla responsabilità di custodirla: il messaggio del Poverello di Assisi può diventare una chiave per leggere il presente e immaginare il futuro dell’Arneo.
Ci sono anniversari che appartengono alla storia e anniversari che, invece, sembrano parlare direttamente al nostro presente. Gli 800 anni dalla morte di San Francesco appartengono a questa seconda categoria.
A distanza di otto secoli, il suo messaggio continua a interrogarci sul rapporto tra l’uomo, la terra, la comunità e il futuro. E forse proprio la Terra d’Arneo può trovare, in questa ricorrenza, una chiave originale per rileggere la propria storia.
Perché l’Arneo è una terra che ha conosciuto la fatica, la povertà, le speranze e le lotte dei contadini. È stata una terra conquistata con il lavoro e con la dignità di uomini e donne che chiedevano di poter vivere della propria terra.
Oggi quello stesso territorio racconta una storia diversa.
L’Arneo è diventato un luogo nel quale agricoltura di eccellenza, cultura, turismo, enogastronomia, paesaggio e qualità della vita si incontrano. Le campagne, le masserie, gli ulivi, i vigneti, i prodotti della terra, i borghi, le tradizioni e il patrimonio culturale costituiscono una ricchezza che sempre più persone scoprono e apprezzano.
Una nuova responsabilità per la Terra d’Arneo
Ma proprio questo percorso di crescita ci pone davanti a una nuova responsabilità. Che cosa significa oggi possedere, abitare e valorizzare una terra?
Forse è qui che il messaggio di San Francesco torna ad essere sorprendentemente moderno. La terra non è soltanto una risorsa economica; non è soltanto uno spazio da trasformare, costruire o mettere a reddito. È una casa. È il luogo nel quale una comunità riconosce le proprie radici e costruisce il proprio futuro.
Per questo la sfida dell’Arneo non dovrebbe essere semplicemente quella di attrarre sempre più visitatori, aumentare le presenze turistiche o valorizzare sempre più prodotti e servizi. La vera sfida è riuscire a far convivere sviluppo e cura, economia e ambiente, turismo e qualità della vita, innovazione e identità.
Dalle lotte per la terra dobbiamo passare alla cultura della cura della Terra. È forse questa la grande lezione che possiamo raccogliere oggi.
La lezione del Cantico delle Creature
San Francesco ci ricorda che la natura non è qualcosa che ci appartiene esclusivamente, ma qualcosa di cui facciamo parte. Il suo Cantico delle Creature ci invita a guardare il mondo con uno sguardo diverso: riconoscendo valore non soltanto nelle grandi cose, ma anche nella semplicità, nella bellezza e nell’equilibrio della vita quotidiana.
Questa prospettiva può diventare una straordinaria occasione per la Terra d’Arneo. Perché un territorio è davvero ricco non quando riesce soltanto a produrre ricchezza, ma quando riesce a generare benessere, relazioni, cultura, lavoro e futuro.
Il turismo, allora, non dovrebbe consumare il territorio, ma contribuire a custodirlo. L’agricoltura non dovrebbe essere soltanto produzione, ma anche tutela del paesaggio e trasmissione della memoria. L’enogastronomia non dovrebbe essere soltanto un’esperienza per il visitatore, ma il racconto di una civiltà contadina che continua a vivere. La cultura non dovrebbe essere soltanto conservazione del passato, ma capacità di trasformare quel passato in energia per il futuro. La qualità della vita non dovrebbe essere un privilegio da difendere, ma un obiettivo da condividere.
Dai padri ai figli: custodire la terra per il futuro
C’è un filo che unisce, allora, il contadino che ieri chiedeva la possibilità di lavorare la propria terra e il giovane di oggi che chiede la possibilità di rimanere, lavorare, costruire una famiglia e realizzare il proprio futuro nella terra in cui è nato.
È sempre la stessa domanda, anche se espressa in forme diverse: questa terra può darci un futuro?
La risposta dipende da noi. Dipende dalla capacità di non considerare l’Arneo soltanto come una destinazione turistica, ma come una comunità. Dipende dalla capacità di mettere insieme agricoltura, turismo, cultura, ambiente e innovazione. Dipende dalla capacità di comprendere che la bellezza di un territorio non è inesauribile e che ciò che oggi ci sembra scontato potrebbe non esserlo per le generazioni future.
Ecco perché gli 800 anni dalla morte di San Francesco possono rappresentare per l’Arneo molto più di una ricorrenza. Possono diventare un’occasione per fermarsi e guardare questa terra con occhi nuovi.
I nostri padri hanno combattuto per conquistare la terra. A noi spetta il compito di custodirla. Ai nostri figli dobbiamo consegnarla migliore di come l’abbiamo ricevuta.
Forse il vero messaggio di Francesco, oggi, è tutto qui: non tornare indietro, non rinunciare allo sviluppo, ma imparare a chiamare progresso ciò che riesce a far crescere insieme l’economia e la dignità delle persone, la ricchezza e la bellezza, l’innovazione e la memoria, l’uomo e la natura.
Perché la Terra d’Arneo non sia soltanto una terra nella quale venire, ma una terra nella quale vivere, lavorare, amare e costruire il futuro.






