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Defibrillatore in discoteca? Maurizio Scardia, direttore del 118:’Indispensabile’

by Redazione
31 Luglio 2017 16:02
in Attualità
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L’estate del personale che opera nelle ambulanze è sempre frenetica. Di questi giorni le notizie di cronaca nera riguardanti i numerosi incidenti stradali, nonché operazioni effettuate dalle forze dell’ordine atte a prevenire spaccio di stupefacenti e reati della provenienza più disparata. Eppure, come sottolineato in tempi non sospetti dal direttore generale della Asl leccese, Giovanni Gorgoni, la media dei coma etilici relativa ai giovanissimi dediti allo “sballo” tra i litorali salentini desta  molta preoccupazione. Argomento che va di pari passo col Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutosi ieri in Prefettura. L’associazione “Salute Salento”, a tal proposito, ha sentito Maurizio Scardia, direttore del 118, circa la possibilità d’un defibrillatore da disporre nei locali notturni.

 «Quest’anno un’ordinanza della Capitaneria di Gallipoli – ricorda Scardia – l’ha reso obbligatorio anche negli stabilimenti balneari. Una conquista fra le pochissime in Italia. E non è escluso, alla luce di quanto sta accadendo, che si decida di renderlo obbligatorio anche nelle discoteche, soprattutto quando ospitano eventi di grande richiamo». Oggi , purtroppo, la presenza del defibrillatore nelle discoteche è solo una “raccomandazione” dettata dal decreto del ministro Balduzzi del 2011. L’apparecchiatura semiautomatica, in grado di “rianimare” i pazienti cardiopatici, è obbligatoria solo in alcuni campi di calcio. Alla disponibilità di un defibrillatore stanno pensando anche molti supermercati e perfino qualche Parrocchia.

«Tornando alla tragedia di Lorenzo, non risulta che il Guendalina sia dotato di defibrillatore – fa sapere Scardia – anche perché tutti devono essere censiti e i titolari devono darne comunicazione alla centrale operativa del 118. In questo momento – riferisce Scardia – fra discoteche e locali da ballo, solo il Parco Gondar di Gallipoli dispone del defibrillatore e di due ambulanze: una per le grandi manifestazioni e una per le piccole». 

Stando al decreto Balduzzi, chi si dota di defibrillatore deve comunicare alla centrale operativa del 118 tutti i dati, inclusa la matricola e il nome di chi lo gestisce, per i dovuti collegamenti col territorio e per la messa in rete. Vengono controllati i requisiti, le autorizzazioni e la frequenza ai corsi della Asl. «Dove il locale prevede la presenza di migliaia di persone – spiega il dottore Scardia – si sa che dal punto di vista statistico ed epidemiologico, c’è qualche paziente da soccorrere. Si parla di un tempo massimo di dieci minuti. Ma il 118 per motivi strutturali non può stare dappertutto. Quindi bisogna intervenire prima. Basterebbe addestrare qualche “buttafuori”.  Un investimento che ha il suo ritorno». Ma non è detto che il prefetto Claudio Palomba, che ieri ha parlato di un “presidio sanitario per un pronto intervento”, non richieda anche la disponibilità di un defibrillatore.

Altro serio problema sollevato dal responsabile del 118 è quello di garantire le vie di fuga e le vie di accesso ai mezzi di soccorso. Dettaglio, questo, ricordato dallo stesso Prefetto, il quale ha anticipato che nei prossimi giorni si recherà sul posto personalmente. Il dottore Scardia, invece, propone la presenza di una persona addetta alla viabilità. «Al Guendalina, per esempio – dice – si arriva su un’altura lungo una strada a serpentina, tutta curve strette. È facile trovarsi un pullman di quelli che hanno organizzato il ritorno a casa dei giovani, che intralcia. Le discoteche dovrebbero disporre di un piano di fuga obbligatorio per garantire l’esodo in caso di incendio o soccorso in ambulanza».

Tags: defibrillatoreprimo-soccorso
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