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Oltre la vita: quando la memoria delle nostre radici diventa storia

Antonia Occhilupo torna con il suo ottavo libro, un romanzo storico-biografico che attraversa tre secoli e intreccia le vite di un sacerdote poeta e di un contadino. Due mondi apparentemente lontani che, attraverso la memoria, finiscono per raccontare una stessa terra e un’identità collettiva.

by Redazione
9 Agosto 2026 19:10
in Attualità
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Ci sono storie che finiscono quando muore chi le ha vissute. E poi ce ne sono altre che continuano a camminare, silenziosamente, attraverso i racconti di famiglia, le fotografie, le parole tramandate, i luoghi e quei ricordi che sembravano perduti e che, improvvisamente, tornano alla luce. È da questa idea di memoria che nasce “Oltre la vita. Il Sacerdote Poeta e il Contadino”, l’ottavo libro della scrittrice Antonia Occhilupo, che torna a raccontare le proprie radici attraverso un’opera originale, sospesa tra romanzo, biografia e ricostruzione storica.

Il libro sarà presentato ad Acquarica, l’11 agosto presso il Castello Medievale, per poi approdare a Presicce, alla Casa dell’Arte di Luigi Sergi, in via Gramsci 15, in un secondo appuntamento fissato il 27 agosto, dedicato alla storia, alla memoria e al valore delle proprie origini.

Al centro del romanzo ci sono don Giuseppe Giannuzzi, sacerdote poeta e latinista di chiara fama, e Francesco Occhilupo, contadino. Due figure lontane per formazione, ruolo e percorso di vita, ma accomunate da un tratto essenziale: la schiettezza.

È proprio nel confronto tra questi due mondi che l’autrice costruisce una narrazione in cui realtà e finzione si incontrano. Gli eventi storici realmente accaduti si intrecciano con i luoghi della memoria, con le fonti bibliografiche e con le testimonianze orali. I dialoghi immaginari tra il sacerdote e il contadino diventano così uno strumento narrativo per avvicinare epoche, esperienze e sensibilità diverse.

I loro ruoli, nel racconto, finiscono quasi per annullarsi. Restano gli uomini, con le loro parole, le loro contraddizioni, le loro fatiche e i loro sogni. A tratti il confronto assume persino una dimensione teatrale, restituendo voce a due personaggi che diventano, oltre la loro singola vicenda, simboli di un mondo più grande.

Ma “Oltre la vita” è soprattutto un viaggio dentro la memoria delle famiglie Giannuzzi e Occhilupo, attraverso un arco temporale che dal Settecento arriva fino al primo quarto del nuovo Millennio.

Una ricerca lunga, fatta di archivi e testimonianze, nella quale l’autrice ha incontrato storie rimaste a metà, date incomplete, frammenti difficili da ricomporre. Perché spesso la memoria non conserva una storia intera: ne lascia soltanto dei pezzi.

E proprio quei pezzi, pazientemente ricercati, diventano materia narrativa.

«Tutto parla di noi: ci sono le testimonianze di chi c’è stato e di chi c’è oggi, ci sono vicende che ancora vivono grazie ai ricordi che lentamente sono tornati alla luce.», racconta Antonia Occhilupo. Parlano i luoghi, parlano le persone, parlano i ricordi. Parlano soprattutto coloro che ci hanno preceduto e che, attraverso piccoli gesti quotidiani, hanno contribuito a costruire ciò che siamo. Miseria e fierezza, povertà e coraggio, amore e odio, fortuna e sfortuna, successi e fallimenti: dentro le vicende familiari si riflette la complessità dell’esistenza umana. E così la storia privata smette di essere soltanto privata e diventa una tessera della storia collettiva.

«Raccontare la vita delle persone e tentare di riempire i vuoti di memoria è fare Storia», scrive l’autrice.

È forse questa la chiave più profonda del libro. Non cercare soltanto i grandi avvenimenti, quelli che finiscono nei manuali, ma andare a cercare le persone che li hanno attraversati. Le loro case, il lavoro, le relazioni, le paure, le speranze. La quotidianità di chi, pur non comparendo nei libri di storia, ha contribuito a costruire il tempo che oggi abitiamo.

E c’è un’immagine particolarmente evocativa nelle parole di Antonia Occhilupo: quella di un grande puzzle familiare composto da tasselli disordinati. Alcuni ritrovati, altri mancanti per sempre. Alcuni perfettamente corrispondenti alla realtà, altri deformati dal tempo e dalla trasmissione orale.

È in quel puzzle incompleto che l’autrice riconosce il senso della ricerca. Perché la memoria non è mai perfetta. Ricorda, dimentica, confonde, trasforma. Ma proprio per questo è profondamente umana.

Il libro nasce anche dal desiderio di lasciare una traccia. Una traccia da consegnare a chi verrà dopo, perché gli antenati continuano a vivere finché qualcuno conserva il loro nome, racconta la loro storia e riconosce in quella storia una parte di sé.

Alla presentazione di Presicce porteranno i loro saluti il sindaco Giacomo Palese e l’assessore alla Cultura Lorena Rizzo. Saranno presenti le Pro Loco di Acquarica e Presicce, il Centro Studi Leonardo La Puma e la Ria.So.P. s.r.l., con letture affidate agli ospiti della struttura Dimora San Carlo.

A dialogare con l’autrice saranno Pina Biasco, Giancarlo Colella e Silvia La Puma, in un incontro che promette di andare oltre la semplice presentazione di un libro per trasformarsi in un momento di confronto sul rapporto tra memoria, identità e territorio.

Perché, in fondo, “Oltre la vita” racconta qualcosa che appartiene a tutti. Ognuno di noi arriva da qualcuno. Da una storia che spesso conosciamo soltanto in parte, da nomi che abbiamo sentito pronunciare, da fotografie conservate nei cassetti, da racconti ripetuti tante volte fino a diventare quasi leggende. E dentro quelle storie, anche quando sembrano lontanissime, c’è una parte di noi.

La memoria è questo: una voce che attraversa il tempo senza avere bisogno di essere presente.

Gli uomini e le donne passano. Le generazioni cambiano. I luoghi si trasformano. Ma finché qualcuno ricorda, qualcosa continua a vivere.

E forse è proprio questo il significato più autentico del titolo scelto da Antonia Occhilupo: oltre la vita non rimangono soltanto i nomi, ma le storie che abbiamo saputo consegnare a chi viene dopo di noi.

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