Il Salento che incanta con la sua magia, le leggende dei luoghi più amati dai turisti

Leccenews24, come sempre, ama attraversare il territorio salentino nella sua bellezza ed oggi propone un approfondimento tra meraviglia e leggenda che caratterizza i luoghi del Tacco d’Italia.

C’è un luogo che nell’immaginario collettivo sta sostituendo le mete definite “da sogno” come Caraibi, Costa Azzurra, Maldive, Thailandia, Seychelles o Sardegna, località che da sempre hanno mosso un esercito di turisti e vacanzieri alla ricerca di mare limpido, spiagge bianche, panorami mozzafiato, profumi antichi e nuove emozioni.

È il Salento, luogo magico e paradiso incontaminato che cela tesori nascosti. Borghi infinitamente belli tanto da apparire surreali. Scenari disegnati non solo dal ricco barocco, ma anche da un mare che assume infinite sfumature passando dal blu scuro del mar Adriatico fino alle più tenue sfumature del celeste e del verde smeraldo dello Ionio.

Salento magico per la bellezza dei paesaggi, per un passato scritto dalle testimonianze lasciate dai tanti popoli che lo hanno abitato, ma anche per le leggende che colorano la storia incantata di questa terra meravigliosa.

Moltissimi i miti e i racconti popolari che nel tempo hanno lasciato traccia nell’immaginario popolare. L’anima più irrazionale del Salento è quella che tramanda da secoli i racconti che spiegano con una vena poetica quanto di straordinario esiste e che chiunque può ammirare. Si tratti di antiche masserie, di monumenti, di chiese, delle torri costiere o delle pinete, ogni luogo conserva una leggenda che disegna con un filo di magia la storia suggestiva di quest’angolo di Puglia.

Frequentatissime, in questi mesi estivi, le zone costiere ricche di insenature naturali, di grotte e di magnifici faraglioni, custodiscono tante di queste leggende.

A Torre dell’Orso, meta indiscussa per tantissimi turisti, è legata la leggenda delle due sorelle. Si narra che i due scogli vicini alla spiaggia e somiglianti tra loro, siano due sorelle mutate dalla pietà degli Dei, mentre stavano per morire annegate in quello specchio di mare.

Alla nascita di Santa Maria di Leuca, ricercatissima meta turistica, è legata un’altra suggestiva leggenda, forse una delle più belle che raccontano il Salento.

La leggenda della sirena Leucasia

La leggenda narra di una storia di amore, dolore e vendetta di due innamorati che vengono divisi per sempre. Protagonista di questa storia d’amore la bellissima Leucàsia, una sirena tutta bianca, che viveva nel tratto di mare tra Castro e l’estrema punta della penisola. Un giorno, l’affascinante Melisso, un giovane pastore del luogo, si recò sugli scogli per lavare le sue pecore e udì il canto armonioso della bella sirena, un canto a cui nessuno fino a quel momento aveva resistito. Ma Melisso era perdutamente innamorato della bella Arìstula e ignorò il canto di Leucàsia. La sirena non accettò il suo rifiuto e si vendicò dei due innamorati mentre questi erano in riva al mare, scatenando la più tremenda delle tempeste. Le onde catturarono i due giovani, lasciandoli annegare nella furia del mare e Leucàsia fece in modo che finissero separati per sempre sulle due punte opposte del golfo di Leuca.

La Dea Minerva assistette a tutto questo e si impietosì tanto da voler regalare l’eternità ai due giovani innamorati, trasformandoli nei due scogli di Punta Melisso e Punta Rìstola. I due giovani, non potendosi più abbracciare, da quel giorno cingono quel tratto di mare dove la terra finisce. Anche la bella Leucàsia fini pietrificata dal rimorso e diede vita alla bianca città di Santa Maria di Leuca.

A Leuca è legato anche un altro mito, quello  degli “scogli dannati”. Nel tratto di mare intorno a Punta Rìstola vi sono sparsi una serie di isolotti considerati maledetti dai naviganti in quanto poco visibili. La mitologia greca narra che Medea, per vendicarsi del marito Giasone, uccise i figli e sparse i loro corpi nelle acque trasformandoli in “scogli dannati”.

Tante e affascinanti le leggende legate al Salento. Conoscerle significa imparare ad amare questa terra sempre un po’ di più.

 

ph. Ivan Giannone



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