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Vive con la pensione minima, ma Equitalia gli pignora il libretto postale. Anziano ottiene ‘giustizia’

by Redazione
21 Maggio 2018 12:10
in Attualità
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Il Tribunale di Lecce ha confermato il provvedimento di sospensione del pignoramento del libretto postale che un pensionato, residente a Lecce, aveva aperto per ricevere la pensione di 578,66 euro. Quei soldi, unica fonte di sostentamento dell’anziano che vive da solo, servivano all’uomo per far fronte alle esigenze quotidiane.

Cosa prevede la legge?

C’è una parte della pensione che non può essere toccata, un “salvagente” (se così si può definire) per permettere al pensionato di vivere un’esistenza dignitosa e decorosa. Questo dice la legge.

Secondo la riforma del codice civile, introdotta con il d.l. 83/2015, la pensione può essere pignorata, nella misura di un quinto di quanto rimane dopo avere detratto una somma pari all’assegno sociale aumentato della metà, ossia il c.d. minimo vitale impignorabile che, per il 2015, equivaleva a 672,78 euro (oggi pari a 679,50 euro).

La pensione di vecchiaia percepita dal contribuente risultava assolutamente impignorabile e l’iniziativa esecutiva posta in essere da Equitalia illegittima, sotto il profilo probabilistico del fumus boni iuris, la «parvenza di buon diritto».

“Dall’esame dei movimenti del libretto si evince che risultano accrediti periodici dell’importo di circa euro 578,65 relativi alla pensione erogata…, certamente di importo inferiore al minimo vitale…”: per questo il Giudice ha sospeso la procedura esecutiva, consentendo così al malcapitato di riappropriarsi degli importi residui sul libretto, pari a circa 550 euro.

«Negare a un pensionato ogni minimo mezzo di sostentamento per soddisfare le proprie esigenze di vita primarie ed essenziali è contrario alla riforma codicistica del d.l. 83/2015 e, ancor prima, al dettato costituzionale e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Trattato di Lisbona), che garantisce il diritto all’assistenza sociale onde assicurare un’esistenza dignitosa a chi non disponga di risorse sufficienti» ha commentato l’avvocato Stefano Gallotta, segretario di Codici Lecce, che ha difeso il cittadino leccese.

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