Future in Research, l’esperienza dell’Università del Salento. Zara: “Stiamo facendo grandi sforzi”

All’auditorium del rettorato dell’Università del Salento un incontro per fare il punto sullo stato di salute della ricerca in seno all’ateneo salentino.

Sì è tenuto stamane, presso l’Auditorim del rettorato dell’Università del Salento, la presentazione del volume curato dal dr. Silvio Labbate, Future in Research un’opportunità, come sottolineato dal magnifico rettore dell’Università del Salento, Vincenzo Zara, per comprendere come “valorizzare il capitale umano all’interno del sistema universitario” in luogo di “risorse sempre più ridotte” e in vista di un prossimo “programma di governo non proprio esaltante”.

“Abbiamo compiuto degli sforzi immani negli ultimi anni – ha proseguito Zara – recuperando risorse inaspettate (grazie anche ad alcuni pensionamenti anticipati) che abbiamo utilizzato per finanziare l’organico universitario e, quindi, anche i nostri ricercatori che, coi soli finanziamenti che ci vengono riconosciuti, non sarebbe possibile sostenere”.

“La nostra università – ha poi aggiunto il magnifico rettore – ha subito un forte calo di iscritti negli ultimi anni sebbene quest’anno si sia registrato un’importante inversione di rotta con un lusinghiero più 11% di iscritti a fronte di un più 3% nazionale. Terrò a breve un incontro con i nuovi parlamentari pugliesi e salentini per capire gli impegni che vogliono/devono prendere nei confronti del nostro ateneo”.

I lavori

Prendendo la parola, l’assessore regionale alla formazione e al lavoro, Sebastiano Leo, ha ricordato come la Puglia, negli ultimi anni, abbia “investito risorse importanti per tutto il sistema universitario pugliese che pensiamo vada rafforzato facendo sistema con tutti i grandi atenei meridionali come Napoli e Palermo. Crediamo che, in generale, tutti i governi nazionali, dal dopoguerra in poi, abbiano investito poco sul sistema dell’istruzione in generale. Come ho già detto al rettore, nei numerosi incontri che abbiamo avuto, credo vada fatto di più”.

“Stiamo cercando di comprendere bene come dare la possibilità ai ricercatori selezionati con il Future in Research di accedere ai nuovi bandi nonostante sia quasi impossibile per risorse e regolamento – ha proseguito Leo –I problemi sono tanti ma spero che riusciremo a trovare la soluzione più giusta. È un impegno che io, l’assessore Capone e l’amministrazione regionale prendiamo, ma che va coniugato con le università. Mi auguro che nel giro di qualche settimana si riesca a mettere un punto su questo argomento che possa soddisfare tutti. Non possiamo investire su tutto, ma la ricerca universitaria, la specializzazione e l’alta formazione dovrebbe essere una priorità di ogni governo nazionale e locale altrimenti non riusciremo più ad essere competitivi con gli altri Paesi”.

“Le parole del rettore – ha affermato a seguire l’assessore regionale all’industria turistica e culturale, Loredana Capone – sono state inquietanti, nel senso che mi hanno riportato a una realtà passata verso cui abbiamo cercato di svolgere un’attività di supplenza a quella dello Stato. È un ritorno a quella lotta condotta anni fa nella conferenza Stato-Regioni nel far comprendere ai governi nazionali le enormi differenze, culturali, storiche ed economiche, tra nord e sud Italia. Nel meridione l’università è un’ascensore sociale di cui anch’io sono una testimone. Il costo standard è uno strumento di discriminazione perché non si può trattare allo stesso modo realtà diverse dello Stato”.

“Future in Serach – conclude l’assessore Capone – nacque con l’obiettivo di supportare e potenziare la ricerca universitaria, ma sebbene nel master-plan fossero previsti 100 milioni di euro, lo Stato ce ne riconobbe solo 10milioni. Si è quindi pensato ad istituire un nuovo bando, Future in Innovation, per dare alle università l’opportunità di candidare quei temi su cui ci sono progetti in corso e che si ritengono strategici. Proporrò, però, una premialità per quei progetti che hanno già avuto esiti importanti. Sarà fondamentale, perciò, l’incontro tra università e Regione”.

di Luca Nigro



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