Festa della Candelora o giorno della Marmotta. Perché il 2 febbraio decide il destino dell’inverno

Importante festa religiosa cristiana, la Candelora è la festa della luce. Nei Paesi anglosassoni siamo, invece, nel giorno della marmotta

Il 2 febbraio non è un giorno qualunque: è la festa della Candelora (festa della luce), una ricorrenza antica e affascinante che, nel sentire popolare, segna non solo il timido inizio della primavera, ma anche la fine del Natale. Fino a qualche decennio fa, questo giorno segnava un piccolo rito domestico: era dedicato al presepe che veniva accuratamente riposto in attesa del prossimo dicembre. Una tradizione sconosciuta oggi, quando si ‘smantella tutto’ dopo aver festeggiato l’Epifania ed aver aggiunto le statuine dei Re Magi.

La Candelora: una festa antica (e luminosa)

La ricorrenza, che è una sorta di data-spartiacque per il calendario contadino, è una importante festa religiosa, apre il cammino verso la Pasqua e celebra anche la Purificazione della Vergine Maria per ricordare quando, per ‘rispettare’ la legge ebraica, la madre di Gesù si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la sua nascita, per offrire il suo primogenito e compiere il rito della sua purificazione. Da qui nasce la festa, carica di luce, candele accese e significati profondi: la luce che vince le tenebre, proprio mentre l’inverno comincia (forse) a cedere terreno.

Candelora e meteo: quando il cielo decide l’inverno

Ma c’è un altro aspetto, forse il più affascinante: il legame tra la Candelora e il tempo atmosferico. Per la tradizione popolare, il meteo del 2 febbraio è una sorta di oracolo stagionale.

Secondo i proverbi, se il giorno della Candelora è sereno e luminoso, l’inverno non ha alcuna intenzione di mollare la presa. Se invece il cielo è coperto, piovoso o nuvoloso, allora il peggio è alle spalle e la primavera arriverà prima del previsto.

In Italia lo si dice in mille modi diversi, ma il concetto è sempre lo stesso: la luce inganna, il grigio consola.

Dalle candelle alle marmotte

Nei paesi anglosassoni, siamo invece nel giorno della marmotta (Groundhog Day), una festa celebrata negli Stati Uniti e nel Canada il 2 febbraio, e si basa sul comportamento di un esemplare di marmotta americana, Marmota monax, un roditore della famiglia Sciuridae, al suo risveglio.

La tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta. Se questa emerge e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto. Se, invece, vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa nella sua tana e l’inverno continuerà per altre sei settimane.

La tradizione statunitense deriva da una rima scozzese: «If Candlemas Day is bright and clear, there’ll be two winters in the year.» «Se alla Candelora il cielo è limpido, ci saranno due inverni nell’anno», si mormora. Ecco cosa dice la saggezza popolare. Un detto che ritroviamo anche nella tradizione italiana, con infinite varianti regionali, tutte accomunate dalla stessa idea: non fidarti troppo del bel tempo di febbraio.

Che sia con una candela accesa, un presepe che torna nella scatola o una marmotta che scruta la propria ombra, la Candelora resta un giorno sospeso tra fede, natura e superstizione, capace ancora oggi di farci alzare gli occhi al cielo… sperando nella primavera.
E allora non resta che dire, buona candelora.

(la foto di copertina è di Maurizio Colella)



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