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​Omicidio Nenè Greco: chiesta la conferma dell’ergastolo per Marcello Padovano

by Angelo Centonze
19 Giugno 2017 15:43
in Cronaca
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La Procura generale chiede la conferma della condanna di primo grado per Marcello Padovano, nel processo di Appello sull'omicidio di Carmine Greco, detto Nenè. Il pubblico ministero Giampiero Nascimbeni ha dunque invocato l'ergastolo per il 55enne di Gallipoli, detto "Briocha". Nel corso della propria requisitoria, ha ricostruito le fasi salienti delle indagini e del processo di primo grado. Il vice procuratore generale, nello specifico, ha ritenuto attendibili le dichiarazioni rese da Giuseppe Barba nel corso del dibattimento. Invece, il dr. Nascimbeni ha ritenuto intattendibile la deposizione di Marco Barba.
 
La sentenza è prevista il 23 settembre prossimo, dopo l'arringa difensiva dell'avvocato Gabriele Valentini davanti alla Corte di Assise di Appello. Oggi, invece, hanno preso la parola i difensori di parte civile. Il legale Silvio Giardiniero assiste la convivente della vittima, all'epoca dell'agguato mortale; mentre, la figlia di Greco è difesa dall'avvocato Guidi. Per entrambe, i giudici di primo grado hanno stabilito una provvisionale di 100 mila euro a testa.
  
I legali di "Nico" Greco, gli avvocati  Ladislao Massari e Mario Coppola, non hanno presentato ricorso in Appello.
  
Ricordiamo che i giudici della Corte di Assise di Lecce (Presidente Pasquale  Sansonetti a latere Fabrizio Malagnino e giudici popolari) hanno inflitto la pena del carcere a vita a Marcello Padovano, 55enne, detto "Briocha" e 23 anni di reclusione a Nico Greco, 44enne, entrambi di Gallipoli, al quale sono state riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti.
Invece, il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone aveva invocato il carcere a vita per Padovano e 28 anni per Greco, con l'accusa di concorso in omicidio volontario, considerati rispettivamente il mandante e l'esecutore materiale dell'omicidio di Carmine Greco, avvenuto il 13 agosto del 1990.
  
Il delitto di Carmine "Nenè" Greco si consumò ben 26 anni fa. Il giovane venne raggiunto da quattro colpi di pistola, alla periferia di Gallipoli davanti alla moglie e al figlio. Gli investigatori ritennero fin da subito che si trattasse di un delitto di mafia .Al termine del processo di primo grado, furono emesse due condanne. Anzitutto, quella all'ergastolo, nei confronti del boss Pompeo Rosario Padovano come mandante del delitto; l'altra a 18 anni per Carmelo Mendolia.
  
I vari protagonisti sono stati sentiti nel corso delle varie udienze del processo e le loro dichiarazioni sono state ritenute attendibili. Mendolia ha confermato che Carmine Greco venne ucciso perché decise di "mettersi in proprio" nell'ambito dello spaccio di droga, dissociandosi dal clan. Mendolia si recò il 13 agosto del 1990, sul luogo dell'omicidio con un complice. Inizialmente erano presenti, assieme a Carmine Greco, anche la moglie con il figlioletto in braccio.
  
Una volta che si allontanarono, scesero entrambi dalla macchina, ma Mendolia non ricordava se anche il complice Nico Greco avesse sparato. Pompeo Rosario Padovano, in videoconferenza, poiché detenuto nel carcere di Cuneo ha confermato che ad uccidere "materialmente" Carmine Greco sono stati Carmelo Mendolia e "Nico" Greco.Infine, sono stati sentiti i fratelli Marco Barba e Giuseppe, i quali hanno confermato alcune precedenti dichiarazioni.
  
È stato ascoltato anche l'imputato Nico Greco che ha confessato di avere accompagnato in macchina il killer di suo cugino, ma senza sapere che Mendolia avesse intenzione di sparare per ucciderlo. 

Tags: omicidi
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