La situazione all’interno della Casa Circondariale di Borgo San Nicola a Lecce ha raggiunto livelli di massima allerta. A confermare il quadro critico sono le ripetute e accorate denunce di Ruggiero Damato, segretario regionale del sindacato di Polizia Penitenziaria FSA CNPP SPP Puglia.
La descrizione dell’istituto come un vero e proprio “campo di battaglia” riflette fedelmente il clima di altissima tensione in cui operano gli agenti, stretti tra grave carenza di organico e cronico sovraffollamento.
I punti chiave della denuncia: aggressioni, contrabbando e turni massacranti
Gli appelli formali e le dichiarazioni inviate da Ruggiero Damato al Prefetto di Lecce, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e al Governo mettono in luce criticità strutturali non più rinviabili, Tra cui aggressioni e risse quotidiane, si registrano con frequenza scontri violenti tra fazioni di detenuti e aggressioni continue, sia fisiche che verbali, ai danni del personale. Diversi agenti sono rimasti feriti e trasportati in ospedale nel tentativo di sedare i disordini; carenza organica, il sindacato segnala un deficit d’organico che supera i 150 agenti rispetto alle piante organiche previste. Questo vuoto costringe il personale in servizio a turni massacranti e straordinari continui; contrabbando, oltre a gestire la violenza interna, la Polizia Penitenziaria è costretta a fronteggiare continui tentativi di introduzione di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti, come dimostra il recente ed ingente sequestro di hashish sventato durante i colloqui familiari e stanchezza al limite, la sicurezza della struttura è ormai garantita esclusivamente dallo spirito di abnegazione e dalla professionalità delle donne e degli uomini in divisa. Tuttavia, la soglia di tolleranza psicologica e biologica del personale è al collasso.
Le richieste urgenti del sindacato FSA CNPP SPP alle Istituzioni
Di fronte a quello che viene definito un immobilismo della politica e degli organi di Governo, il sindacato sollecita l’adozione immediata di contromisure concrete per ripristinare la sicurezza all’interno del penitenziario leccese come il blocco immediato dei trasferimenti, stop all’arrivo di nuovi detenuti provenienti da altre province o regioni; l’nvio straordinario di rinforzi, l’assegnazione urgente di un contingente di personale per ripianare la carenza di organico e dotazioni di sicurezza adeguate, introduzione di strumenti di difesa e prevenzione, tra cui il taser, per consentire agli agenti di operare in condizioni di tutela della propria incolumità.





