La Corte di Cassazione conferma due condanne in Appello, che diventano definitive, sulle presunte richieste estorsive ad un imprenditore del settore nautico, facendo leva su conoscenze nel clan Coluccia, con la complicità di un commercialista. La Corte di Cassazione ha invece disposto l’annullamento con rinvio per un nuovo processo in Appello, al fine di rideterminare la pena per Luigi Patera, 59 anni, residente a Noha, frazione di Galatina. Era stato condannato in primo e secondo grado alla pena di 8 anni, 10 mesi e 6 giorni di reclusione.
Gli “ermellini” hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, per un’altra estorsione, revocando così le statuizioni in favore del titolare che si era costituito parte civile. Il fatto è stato riqualificato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Per altri tre episodi, la sentenza è divenuta irrevocabile.
Rigettato, invece, il ricorso del commercialista 49enne di Aradeo, Rocco Antonio Conte e confermata la pena a 1 anno e 2 mesi di reclusione (pena sospesa), inflitta in appello, dopo l’assoluzione in primo grado “perché il fatto non sussiste”.
Dichiarato, infine, inammissibile il ricorso del 55enne di Seclì, Maurizio Blandini, per il quale è diventa definitiva la condanna a 4 anni. L’imputato era accusato di aver costretto con minacce e violenze il titolare di un’azienda di arredi per imbarcazioni, di cui era dipendente, a consegnargli denaro tramite due bonifici, da 2.500 euro e da 15mila euro, e di aver poi tentato di fargli rescindere i contratti con una società toscana per trasferirli a un’impresa di cui era socio. In primo grado il Tribunale aveva riqualificato i fatti in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, condannandolo a un anno di reclusione convertito in una multa da 3.650 euro. In appello, tuttavia, accogliendo il ricorso della Procura e della parte civile rappresentata dall’avvocato Antonio Savoia, i reati erano stati riqualificati in estorsione e tentata estorsione.
Ricordiamo che già in primo grado, i giudici della seconda sezione collegiale (presidente Pietro Baffa) avevano condannato Patera, con l’esclusione del metodo mafioso.
Nel giugno del 2024, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (Gico) di Lecce eseguirono un arresto in carcere, un altro ai domiciliari e una sospensione dall’esercizio della libera professione.
L’indagine ha avuto origine dalla denuncia presentata da un imprenditore. In un caso, le condotte estorsive ai suoi danni sarebbero state realizzate con la complicità del commercialista che curava le scritture contabili della società dell’imprenditore.
Nel corso delle indagini, sarebbero state ricostruite consegne di denaro per circa 18 mila euro e utilizzi indebiti con la carta di credito aziendale per ulteriori 7.500 euro ai danni dello stesso imprenditore, operante nel settore nautico, nonché un’ulteriore presunta estorsione ai danni di un altro imprenditore salentino, costretto ad una dazione di 3.000 euro, e due tentativi di estorsione in danno di privati, con pregressi debiti da onorare.





