Chiesta la condanna per l’ex senatore ed ex assessore regionale Totò Ruggeri, dopo la maxi inchiesta “Re Artù” che portò ad un terremoto giudiziario nel panorama politico e nella sanità, con 11 misure cautelari, dopo le indagini dei finanzieri di Otranto, confluite nel blitz del 7 luglio del 2023. Nell’inchiesta si parla anche di posti di lavoro per i suoi “protetti”, in cambio di pesce di qualità e champagne. E si fa riferimento ad un presunto patto a luci rosse con una 37enne che ambiva a migliorare la posizione lavorativa.
Oggi il pm Alessandro Prontera, al termine della requisitoria in cui ha ripercorso le tappe dell’inchiesta, nel corso del processo con 14 imputati che si sta celebrando nel tribunale di Lecce, davanti ai giudici in composizione collegiale (presidente Luca Scuzzarella, a latere, Anna Lucia Zaurito, Natascia Mazzone), ha chiesto 11 condanne, 2 assoluzioni ed un non luogo a procedere per morte del reo. Nello specifico:
- 7 anni e 6 mesi di reclusione per Salvatore Ruggeri, di Muro Leccese;
- 4 anni per Mario Romano, ex consigliere regionale e 3 anni e 8 mesi per il figlio, Massimiliano Romano, ex consigliere provinciale (entrambi di Matino);
- 4 anni e 9 mesi per Antonio Renna, ex sindaco di Alliste;
- 3 anni e 3 mesi per Rodolfo Rollo, di Cavallino, ex direttore generale della Asl Lecce e per Suor Margherita Bramato, ex direttrice dell’ospedale “Cardinal Panico” di Tricase;
- 3 anni e 6 mesi per il medico Vito Elio Quarta, di Carmiano e 3 anni e 4 mesi per il collega Luigi Marzano, di Leverano;
- 3 anni e 3 mesi per l’imprenditore Fabio Marra, di Galatone;
- 2 anni per Vito Caputo, di Nardò;
- 1 anno per Silvia Palumbo, di Racale.
Chiesta l’assoluzione per Graziano Musio, di Matino e per Antonio Greco, di Carpignano Salentino e per Mario Romano (per questa accusa) poiché il traffico di influenze illecite non è più previsto come reato dalla legge Nordio. Infine, non luogo a procedere per un altro imputato, nel frattempo deceduto.
Tra le parti civili figurano: la Provincia di Lecce, la Regione Puglia, Asl Lecce, Sanità Service, il Consorzio di Bonifica Arneo e la Società Tecnomed di Nardò.
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Giuseppe Fornari, Salvatore Corrado, Massimo Manfreda, Luigi Covella, Francesco Fasano, Luigi Corvaglia, Pierluigi Portaluri, Gabriella Mastrolia, Francesca Conte, Sabrina Conte, Dario Paiano, Dimitry Conte, Mario Coppola, Francesco Vergine, Stefano De Francesco, Anna Maria Ciardo, Maria Greco.
Le ipotesi di reato contestate dalla Procura sono: corruzione e falso ideologico.
La prossima udienza si terrà il 20 novembre. La sentenza è prevista il 30 novembre.
Le indagini avrebbero dimostrato il potere di Ruggeri di infiltrarsi nei consorzi di bonifica (con l’ex sindaco di Alliste, Antonio Renna). Invece, Ruggeri ed il medico Quarta «stringevano un patto corruttivo», con la collaborazione del commercialista Zacheo per accreditare il centro privato “Prodia” di Muro Leccese all’attività di procreazione assistita. L’ex Dg dell’Asl, Rodolfo Rollo è accusato di corruzione impropria per l’accordo sull’acquisto delle prestazioni dialitiche del Centro “Santa Marcellina” dell’ospedale di Tricase, diretto da Suor Margherita, attraverso l’intermediazione di Ruggeri. Invece Mario Romano, avrebbe raccomandato il figlio di un signore che aveva presentato domanda per il concorso Arpal (Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro), assicurandogli il superamento della prova dietro il pagamento di 8mila euro. Ed anche un 64enne per il concorso in Sanità Service, dietro il pagamento di 7.500 euro. Come detto, per questi episodi è stata chiesta l’assoluzione perché il reato è stato abrogato. I due Romano sono accusati di corruzione in concorso con Fabio Marra, poiché in cambio dell’assunzione di una persona nelle società dell’imprenditore, si sarebbero spesi per sollecitare la definizione di una pratica pendente alla Provincia.
Si è già concluso con quattro condanne il rito abbreviato e il gup Angelo Zizzari ha inflitto 2 anni e 4 mesi di reclusione per il commercialista Giantommaso Zacheo, di Carpignano; 2 anni per Giuliana Lecci, di Montesano Salentino; 1 anno e 4 mesi per Luigi Antonio Tolento, di Soleto e 1 anno, per Antonio Specchia, di Serrano (pena sospesa). Assolto l’ingegnere Roberto Aloisio, all’epoca dei fatti, istruttore dell’ufficio tecnico di Otranto e coinvolto nel filone d’inchiesta per abuso d’ufficio e falso, per il ripristino dell’arenile del lido Atlantis di Otranto, per il quale sono stati già prosciolti, durante l’udienza preliminare, Totò Ruggeri, Pierpaolo Cariddi, ex sindaco di Otranto, Mario Pendinelli, sindaco di Scorrano; Emanuele Maggiulli, di Muro Leccese, ex dirigente comunale. Inoltre, per Pendinelli e Ruggeri cadde l’accusa di corruzione elettorale.






