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Travolse su viale Marche padre e figlio in sella ad uno scooter: il 35enne bulgaro torna in libertà

by Redazione
13 Giugno 2018 15:29
in Cronaca
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incidente-viale-marche

La Bmw che ha travolto lo scooter

Torna in libertà Marin Traykov, il 35enne di origini bulgare, finito a Borgo San Nicola con l’accusa di omicidio stradale dopo il tragico incidente in cui perse la vita Albino Saracino, 60enne di Lecce. Si trovava al volante della sua Bmw, ubriaco come avrebbe dimostrato l’alcol test, quando ha travolto lo scooter Piaggio su cui viaggiava anche il figlio Davide, trasportato in gravi condizioni all’Ospedale ‘Vito Fazzi’.

Da quel giorno sono passati sei mesi, le indagini non sono concluse e per decorrenza dei termini della custodia cautelare l’uomo, difeso dall’avvocato Benedetto Scippa, può lasciare il Carcere.

La tragedia si consumò su viale Marche, a due passi dall’Istituto “De Pace”. Padre e figlio erano diretti alla stazione, dove Davide avrebbe dovuto prendere il treno per andare a scuola. Poi l’impatto, terribile. Il 60enne, sbalzato dalla sella, morì sul colpo. Il più piccolo era stato accompagnato d’urgenza al nosocomio salentino dove era stato ricoverato, nel reparto di rianimazione.

Durante l’udienza di convalida, il 35enne aveva raccontato di non aver visto lo scooter, forse per la stanchezza, ma ha negato di aver trascorso una “notte brava” nonostante i valori di alcool trovati nel sangue erano quasi cinque volte superiori al limite consentito. La sua posizione si era aggravata quando, grazie agli accertamenti, si era scoperto che non aveva alcun titolo a guidare. Era in possesso di una semplice Provisional driving licence rilasciata dall’autorità britannica che non ha nessun valore fuori dal Regno Unito.

Lo “Sconcerto” per la scarcerazione

«La giustizia italiana è cieca e sorda alle richieste di sicurezza e certezza della pena dei cittadini!» tuona Leonardo Calò, segretario provinciale della Lega una volta appresa la notizia della scarcerazione del 35enne che travolse ed uccise Albino Saracino e ridotto in fin di vita il figlio Davide. «Una notizia che lascia allibiti perché certifica, ancora una volta, la assoluta lontananza del sistema giudiziario dalle richieste della cittadinanza di sicurezza e certezza della pena. Un provvedimento che appare come una beffa laddove si prevedere la possibilità (assolutamente astratta) di espulsione dello stesso che, però, non sarà mai operativa poi che lo stesso è sottoposto ad indagine penale».

«Un sistema giudiziario troppo garantista con chi delinque, frutto di decenni di politica incentrata sulla invenzione di artifici giuridici a garanzia dei delinquenti ed indifferente alle vittime dei reati. Ci auguriamo – conclude Calò – un intervento del Governo perché approfondisca la questione e provveda a porvi rimedio nell’interesse esclusivo delle vittime di questo reato dei loro congiunti».

Tags: incidenti-mortali
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