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Prestiti in odor di usura a una famiglia, condannato a 3 anni imprenditore di Caprarica

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 13:10
in Cronaca
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Si conclude con la condanna a 3 anni di reclusione, il processo a carico di un imprenditore di Caprarica, accusato di tre prestiti a tassi usurari concessi a una famiglia.
 
I giudici della prima sezione collegiale  del Tribunale di Lecce ( Presidente Gabriele Perna, a latere Silvia Minerva ed Elena Coppola) hanno emesso una sentenza di colpevolezza nei confronti dell’imprenditore salentino Giovanni Antonio Delle Donne, 58 anni. Il collegio ha anche disposto una multa di 7 mila euro e il risarcimento del danno di 15 mila euro per il figlio della vittima di usura, e di 4 mila per l'Antiracket Puglia, entrambi costituitosi parte civile. In precedenza, il pubblico ministero Roberta Licci ha invocato una condanna a 6 anni. Invece, i legali dell’imprenditore, gli avvocati  Gabriella Mastrolia e Silvio Verri hanno chiesto l'assoluzione di Delle Donne. Secondo la difesa, non ci sarebbe la prova certa dell'importo dei prestiti. Dunque in mancanza di questo rilevante aspetto, non si può stabilire che questi fossero in odor di usura. Infatti, non sarebbe stato accertato con sicurezza, il capitale prestato e il periodo del prestito.
 
Secondo l'accusa, invece, i tre prestiti che l’imprenditore avrebbe concesso a un nucleo familiare, per un importo complessivo di poco inferiore ai 60mila euro, prevedevano l'applicazione di tassi usurari. Le somme, erogate tra il 2008 e il 2010, sarebbero state restituite dai debitori con rate mensili a cui veniva applicato un "tasso effettivo globale" tra il 22 e il 26 per cento;  superando la soglia di riferimento di 6/10 punti.
 
Ricordiamo anche che, nel febbraio del 2013,  fu emanato nei confronti di Antonio Delle Donne, un sequestro preventivo “per sproporzione” di beni mobili e immobili, per un valore di oltre 1 milione di euro. Il provvedimento, impugnato dai legali dell’imprenditore, gli avvocati Verri e Mastrolia, venne annullato dal Tribunale del Riesame. Questi ritenevano  non esserci alcuna sproporzione o sostanziale differenza tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati. La decisione venne confermata dai giudici della Corte di Cassazione a ottobre del 2014.

Tags: usura
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