Accesso alle cancellerie. La Camera penale di Lecce proclama lo stato di agitazione, ma ci sono segnali di distensione

Tutto trae origine da un provvedimento non condiviso del 26 ottobre scorso, adottato dal presidente e dalla dirigente del tribunale penale di viale de Pietro.

La Giunta della camera penale di Lecce proclama lo stato di agitazione in ordine ad un provvedimento del tribunale relativo all’accesso nelle cancellerie di viale de Pietro.

E nella giornata di domani, dopo la deliberazione del 20 novembre scorso da parte della Giunta, si terrà l’assemblea degli iscritti alla Camera penale di Lecce “Francesco Salvi” per una valutazione complessiva delle eventuali iniziative da adottare per la risoluzione di ogni problematica connessa all’esercizio del diritto di difesa.

In queste ore, però, nel corso di una proficua interlocuzione con la Presidente del tribunale di Lecce, sono state formulate interessanti ipotesi per risolvere la questione dell’accesso alle cancellerie.

 

Il presidente della Camera penale di Lecce, Giancarlo Dei Lazzaretti chiarisce, infatti, che: «Alla luce delle ultime novità l’originaria situazione che ci ha indotti a dichiarare lo stato di agitazione potrebbe chiudersi positivamente per tutti, anche per il necessario spirito di collaborazione reciproca. La soluzione proposta, a mio avviso, raggiunge gli obiettivi di una effettiva tutela del diritto di difesa e allo stesso tempo garantisce l’efficienza e l’efficacia nell’organizzazione  degli uffici giudiziari».

 

Tutto trae origine da un provvedimento non condiviso del 26 ottobre scorso, adottato dal presidente e dalla dirigente del tribunale, riguardante le linee guida per l’accesso alle cancellerie di viale de Pietro.

Nello specifico, come si legge nel manifesto affisso in tribunale, sottoscritto dal presidente Giancarlo Dei Lazzaretti e dal segretario della Camera penale di Lecce, Antonio Savoia, tale provvedimento:«Pare gravemente lesivo del diritto di difesa, limitando la libertà per l’avvocato di accedere alle cancellerie».

In particolare, si fa riferimento alla limitazione ed all’irrigidimento degli orari che appare incomprensibile poiché avviene: «In un momento storico in cui, per effetto di una pluralità di nuovi strumenti normativi, le cancellerie sono evidentemente ricche di personale e nuove forze; tutti gli avvocati possono testimoniare come il personale non sia assillato dalle fila di utenti che si vedevano in passato». Inoltre, sostengono gli avvocati, visto che il tribunale di Lecce costituisce il terminale di un’intera provincia: «Pare superfluo sottolineare come le scelte organizzative si ripercuotano con effetti ancor più nefasti sui colleghi che si risiedono nella Provincia e a decine di chilometri dal capoluogo».

Infine, si legge: «La digitalizzazione del processo penale ad oggi non è ancora a regime e pertanto l’accesso al fascicolo cartaceo è imprescindibile e ciò vale sia per l’ufficio del dibattimento che dell’ufficio gip/gup e dell’esecuzione».
E prosegue il manifesto: «Anche quando questa transizione sarà compiuta, i tanti problemi pratici che si presenteranno dovranno, di contro, raccomandare una maggiore disponibilità da parte degli uffici e quindi una più facile fruibilità per risolvere le tante difficoltà, che come accadde per l’introduzione del processo civile telematico, accompagneranno il passaggio alle nuove modalità di deposito e consultazione. Il tutto nell’interesse superiore della giustizia».

Intanto, occorre sottolineare che anche l’Unione italiana delle camere penali ha espresso, attraverso un documento, il massimo sostegno all’iniziativa di Lecce e di altre città italiane in cui si ravvisa il problema dell’accesso alle cancellerie dei tribunali.

In queste ultime ore, però, ci si avvia verso una soluzione condivisa della problematica, dopo le suddette interlocuzioni con la presidenza del tribunale.